I Mattador hanno una storia e… non la tradiscono. Due soli dischi in 32 anni, uno nel 1991 a cui si aggiunge la versione dello stesso album ma in lingua spagnola nel 2020 e adesso “III” il nuovo lavoro, appena uscito con l’etichetta Frontiers Music Srl, di brani completamente inediti dopo la reunion del 2022. Trentadue anni dopo il loro unico album dunque, i Mattador chiudono il cerchio con un lavoro dal titolo che evoca quello di una band mostro sacro del rock come i Led Zeppelin: “III”. E per certi versi l’influenza Led Zep non si limita solo al titolo ma anche ad alcuni brani, come ad esempio “Crawling”, il sesto dei 12 pezzi che rimanda senza nemmeno negarlo troppo alle sonorità e ai riff della mitica “Black Dog”.
Ma andiamo per ordine, perché in 32 anni di musica su palchi solcati insieme a band come gli Iron Maiden e Aerosmith tra la fine degli anni ‘80 e la metà dei ‘90, avere all’attivo solo 2 dischi merita un po’ più di curiosità. Nati a Portorico, la band ha fuso sonorità hard rock melodiche con un’anima latina, conquistando un pubblico fedele grazie a show dal vivo incendiari tra il 1988 e il 1995. Dopo lo scioglimento, il silenzio. Il gruppo si è poi riunito nel 2022, riportando insieme i membri originali: Michael Villegas alla voce e chitarra acustica, Carlos Benitez a batteria, percussioni e voce, Miguel “Tito” Rodriguez a chitarra solista e violino, e il nuovo arrivato Abraham Millett, ex Third Eye Blind, al basso e tastiere. La produzione di “III” porta la firma di Bob St. John, che ha lavorato con Extreme, Dokken e Collective Soul.
Il risultato è un disco molto vario. Dopo una intro dal taglio epico cinematografico come “Awake” l’apertura “Black Water” corre veloce, con echi che ricordano le composizioni più rapide di Blackmore in chiave Rainbow/Dio. Ben diverso il registro di Out For Blood, uno dei brani più diretti del lotto e che evoca le sonorità degli Iron Maiden: nato dall’istinto musicale e da eventi reali, secondo quanto dichiarato da Benitez è una delle tracce più aggressive e dirette di “III”, ispirata al conflitto e alla determinazione a difendere le proprie idee, in fondo un brano sull’unità e sulla lotta per ciò in cui si crede. Come in ogni album metal che si rispetti “Say You’ll Stay” rallenta i ritmi in una power ballad di scuola Foreigner, e “Falling Backwards” si apre piano prima di esplodere con archi e un crescendo intenso.
Da segnalare anche i due brani strumentali: il lavoro chitarristico “Portal” e il brevissimo Moksha, di appena 52 secondi ma capace di suscitare interesse.
Nel complesso “III” è un disco che funziona, con pezzi eterogenei ma nonostante tutto armonici nell’intera composizione del disco, al netto di alcune tracce come ad esempio “Levitate” che rimandano a sonorità più datate anni ‘80 che forse potevano essere affrontate diversamente. Un ritorno inatteso certamente, ma tutt’altro che superfluo.
Voto: 8/10
Arianna Fisicaro
















