Dopo tre anni dalla prima uscita, arriva l’opera seconda di Macchina Pneumatica, che incide per Black Widow Records, la gloriosa etichetta italiana specializzata in questo tipo di ricercate sonorità. Il disco si apre con la title track Appartenenza, che si avvale di un riff ipnotico, circolare, che riporta allo splendore del prog italiano degli anni 70. La voce di Gigliotti è narrativa, evocativa, il cantato in italiano è incisivo perché i testi hanno una direzione ben precisa. Lo stacco prima tastieristico e poi chitarristico è di gran classe, con tonalità particolari, piuttosto tendenti al cupo.
La tematica del contrasto alla omologazione e al conformismo, fil rouge di questo concept album, viene descritta in modo sinestetico, perché la musica evoca anche immagini visive, come nella seguente “Pazzo” dove si respira la claustrofobia mentale di chi cerca di essere originale e viene etichettato come matto, con Gigliotti che nel finale affresca il delirio di un pazzo con vocalizzi che ci riportano alla mente gli equilibrismi vocali di Demetrio Stratos, che certamente rimane irraggiungibile per tutti.
Macchina Pneumatica, gruppo lombardo, è composta dal citato Raffaele Gigliotti alla voce e chitarra, Carlo Fiore tastiere ed effetti, Carlo Giustiniani basso e cori e Enzo Vitagliano batteria e cori e arriva al secondo album dopo l’ottimo riscontro del primo “Riflessi e Maschere”.
La musica proposta è , di base, un hard prog di derivazione settantiana, che opera nel solco di band storiche e osannate in tutto il mondo come il Balletto di Bronzo, ma la personalità musicale è molto elevata e la band brilla di luce propria, denotando grande capacità espressiva come testimonia la strumentale “Il Cerchio” che propone uno strumento a fiato che a me pare una tromba, che rimanda a uno dei gruppi più influenti del jazz-prog, i Perigeo.
I brani sono molto lunghi e cambiano la loro struttura e forma durante il loro evolversi, in modo da catturare continuamente l’attenzione dell’ascoltatore come nella stessa “Pazzo” e in “Fuoco D’Agosto”, ma non ci sono riempitivi e ascolti prolungati e continui non annoiano, avendo la sensazione che ogni passaggio possa permettere scoperte sempre nuove. Quest’ultimo brano si caratterizza per dei cori molto marcati che sembrano provenire da altre ere musicali.
In questa chiave sono molto suggestivi gli effetti e le tastiere di Carlo Fiore, ma anche la sezione ritmica e le chitarre dimostrano una perizia esecutiva di altissimo livello. “Rendimento garantito” propone un riff chitarristico molto più moderno, con un testo molto critico verso la società odierna, con un assolo sognante sulla base della tastiera.
Sono molti i passaggi strumentali di questo tipo all’interno dei vari brani e ne costituiscono un elemento assolutamente determinante, non certo appesantendo l’ascolto, ma ottenendo l’effetto esattamente contrario, aprendo come finestre su una dimensione diversa.
Il disco si conclude con un hard rock, “Venerdì Sera”, con un pianoforte che ne determina un approccio diverso, con una bellissima atmosfera data da una linea chitarristica cui si sostituisce una altrettanto suggestiva divagazione tastieristica con un crescendo davvero trascinante.
Quindi, come avrete capito, sono tantissimi i motivi che mi porteranno a continuare ad ascoltare i Macchina Pneumatica ancora tante, tante volte.
Voto: 8,5/10
Massimiliano Paluzzi















