Esempio straordinario della positiva contaminazione fra tradizione popolare e musica che trova la sua sublimazione nella qualità compositiva, esecutiva ma anche tecnica, visto che tutto è stato fatto a Grottaminarda, in provincia di Avellino, in uno studio locale, con un risultato straordinario a livello di sonoro.
La Janara credo sia veramente qualcosa che dovrebbe ispirare molti gruppi che si limitano a copiare modelli e concetti espressi molte volte. Qui tutto è personale, è unico, è trasgressivo ma ricco di spunti culturali e tradizionali. Mi piace la musica, mi piace la voce della Janara, ma quello che mi entusiasma è il progetto attorno a questo argomento, la magia, declinato secondo questa presenza che in Irpinia viene tramandata di generazione in generazione.
Un progetto ambizioso, ma assolutamente supportato da un disco molto bello, vario, ricco di spunti che si basano sul dark metal fortemente influenzato dal prog rock e dal folk, con diversi inserti acustici , con una ottima orchestrazione generale, tutto esaltato, a mio avviso, dalla felice scelta di utilizzare l’italiano e, addirittura, il dialetto irpino, seppure reso comprensibile a tutti.
La band, guidato dal chitarrista e autore di tutte le musiche e i testi delle canzoni Nicola Vitale, dalla cantante Raffaella Càngero, dal bassista Rocco Cantelmo, dal batterista Antonio Laurano e dal tastierista Giovanni Costabile, con la collaborazione di Ricky del Pane dei Witchwood e Simone Pennucci, ha trovato una intelligente sponda nella Black Widow Records, che si conferma etichetta più che meritoria nella valorizzazione di realtà di grande spessore come questa.
“Serpe” ci inserisce subito in questo mondo esoterico con un grande riff psicho-prog e un cantato trascinante, è una delle song più dinamiche. La musica è viva, pulsante, La Janara è certamente una band con idee e capacità. “Le castagne non cadono più” è un brano dark “melodico” con un ritornello di facile presa e per questo è stato scelto come singolo. Peccato che non possa raggiungere un numero di ascoltatori maggiori, perché potrebbe piacere a molti. “La Strega” è una specie di manifesto delle intenzioni culturali della band, in un brano che ha una parte finale dominata dall’organo e da un dark metal altamente evocativo. “Piangeranno i demoni” è dominata dall’arpeggio di una chitarra acustica e rimanda alla stagione migliore del prog italiano, con un cantato sussurrato e intrigante, con uno sviluppo nella parte centrale più movimentato, con sonorità decisamente psichedeliche e orrorifiche. Non c’è un brano uguale all’altro e questo è un grande pregio della proposta musicale de La Janara.
“La Notte è buia” si muove ancora in ambito dark, intrecciando suoni acustici e elettrici, con una forte componente ritmica. L’esoterismo continua con “Gli spiriti del bosco” con un tappeto sonoro elettrico e un testo che qualcuno potrebbe definire sessista. “Bruceremo” è un brano praticamente strumentale fino a metà, poi diventa una specie di canzone d’amore, ma alla maniera della Janara, con un riff al limite del metal, che si trasforma in un sinistro arpeggio che duetta con un assolo decisamente aggressivo. Il folk arriva con “Mo che ven agosto” che spiega bene il significato di Janara, certamente derivante dalla amicizia con il poeta e musicista Domenico Carrara, cui l’album è dedicato. Ancora arpeggio acustico per “Inverno”, con una specie di narrazione poetica sull’inverno, che in Irpinia si fa sentire e un finale dark-prog dal gran ritmo e discretamente epico, per un brano assolutamente non banale. L’orchestrazione dark è la cifra compositiva della conclusiva “Domens”, innervata da un riff doom-dark fra i più intensi ascoltati recentemente, degna conclusione di un disco che è la rappresentazione più evidente che non bisogna insistere fisicamente sulla Bay Area per avere idee e contenuti musicali. Complimenti al La Janara e a tutti quelli che hanno qualcosa da dire
Voto: 8/10
Massimiliano Paluzzi















