I Kadinja sono band transalpina e si propongono a noi, dopo alcune relase di inediti, con un album di cover. Entrerò più avanti nello specifico, ma va detto che complessivamente “DNA: Dedication. Nostalgia. Addiction” sia un album che scorre piuttosto bene. Troviamo cover di singoli, e non solo, di band che fecero fortuna a fine anni novanta e primia dei 2000. Limp bizkit, Marilyn Manson, POD, Deftones System of a down, SLipknot, Korn e molti altri.
Di solito un album di SOLE cover ha principalmente 3 opzioni di lettura: bisogno/coraggio artistico di cimentarsi in qualcosa di conosciuto e rielaborarlo a proprio gusto, bisogno commerciale “di far sapere che si è ancora in pista”, oppure un bisogno intrinseco alla band.
Le canzoni scelte vengono rielaborate con la struttura musicale tipica della band.
La post produzione è ottima, le scelte delle cover sono interessanti, con alcune venute meglio ed altre meno. Di certo la band ha capacità non indifferenti. Per me che quel periodo, e quelle tracce, le ho vissute come novità talvolta resto perplesso dagli arrangiamenti, che potevano a mio avviso dare qualcosa di più e non una rieditazione delle chitarre e delle voci. Ma siamo in ambito prettamente personale.
Non faccio praticamente mai la “lista della spesa” ma in questo caso serve.
“Hot dog”, “Points of authority”, “Falling away from me (feat. Malyka Johany)”, “My own summer (Shove It)”, “This is the new shit (feat. Tom Gadonna)”, “Spit it out (feat. Aaron Matts)”, “Between angels and insects”,”Alive”(quella dei POD),”Passive”,”Aerials (feat. Malyka Johany)”
Questa la tracklist dell’album per poco meno di quaranta minuti di album.
Come ho scritto poco sopra, alcune cover venute meglio di altre, “My own summer”, “Spit it out” e “Alive” quelle venute meno bene. Che sia chiaro non dico siano brutte, ma meno incisive o meno ispirate rispetto alle originali, o anche semplicemente a rispetto delle altre cover proposte.
Voto: 7,5/10
Alessandro Schümperlin















