Questo che abbiamo tra le mani è l’esordio di Juha Jyrkäs che decide di fare un lavoro particolare, che sotto un certo aspetto mi ricorda i “Gae bolg and the church of fand” come attitudine.
Ma se conoscete i Gae Bolg, vi dico che non è strettamente quello che sentirete… Qui trovate del folk metal finnico, ma suonato praticamente solo con strumenti tradizionali.
Jyrkäs è un musicista ed autore di Helinski; che ha scritto racconti, romanzi ed ha collaborato per alcuni testi con i Korpiklaani. Quindi direi che non è propriamente fresco di questi boschi. Di fatto lui sostiene che per poter fare musica folk metal con radici ben piantate nella terra di Finnlandia bisogna avvalersi del kantele: uno strumento tradizionale finlandese che risalente allo scorso millennio.
Di fatto questo strumento ha “fratelli e cugini” in tutto il mar baltico dalla Russia in cui viene chiamato gusli o Kusle, in Lettonia col nome di kokles ed in Lituania che si chiama kankles, giusto per darvi il senso di quante nazioni usano lo stesso tipo di strumento.
Di per se è uno strumento a corde che potrebbe esser suonato tipo cetra ed allo stesso tempo tipo dulcimer.
Nei fatti viene tenuto sul grembo e pizzicato da entrambe i lati e dando delle sonorità particolari.
Detto ciò entriamo nel merito, il suono è particolare, percussioni ancestrali cadenzate molto evocative; il suono del Kantele è interessante ed ha una sua dimensione antica ed introspettiva se vogliamo.
I cori fatti a più voci sia maschili che femminili rendono ancor più interessante la proposta sonora e le atmosfere ad essa correlata.
Per darvi il senso del tutto Jyrkäs oltre a cantare usa il Kantele elettrico, quello basso e non fa entrare altri strumenti se non tradizionali, anche se in versione elettrificata, dando una certa variazione sul tema “Folk metal” portandolo ad un livello quasi sciamanico.
Lo so che non è certamente il primo, e spero non sarà neppure l’ultimo, ma vi sono delle dinamiche che vanno parecchio oltre le “normali composizioni”.
Aggiungo che nelle canzoni ci sono: percussioni, violini, pive/zampogne estoni, il saz, lo scacciapensieri (che viene chiamato in scandinavia mouth harp), il Jouhikko (ma elettrico), il gatto che fa le fusa in tre canzoni. Sì avete letto bene “Gorba the cat” è inserito nella lineup con l’indicazione “Purring in…” e ci sono le tre tracce.
Come se non bastasse a rendere leggermente ostico il finnico di suo Jyrkäs decide di aggiungere delle parti in “Kamass language”(lingua praticamente estinta, dato che l’ultimo nativo della zona a parlaro morì nel 1989, Samoieda degli Urali) nella traccia conclusiva.
Quello che posso dire è che è un lavoro che è fuori dai canoni, in tutti i sensi. Potrebbe essere musica etnica; potrebbe essere metal estremo, potrebbe essere folk metal, potrebbe… Ed invece è arte sotto ogni aspetto.
Inoltre pur essendo l’album registrato certamente con apparecchiature moderne, le scelte da banco mixer hanno permesso di rimanere fedeli ai suoni degli strumenti; il tutto senza sentire quelle cose abominevoli del: “normalizza poi comprimi e ripeti almeno due volte il processo” parecchio di moda nel metal. Cosa che serve per la “volume war” e fa perdere le sfumature delle tradizionali frequenze sonore.
Questa volta non riesco a darvi delle tracce migliori di altre è tutto degno di nota. Senza se e senza ma, dovete ascoltarlo e farlo vostro mille e una volta.
Concludendo se volete VERAMENTE ascoltare qualcosa di folk finnico/baltico, qualcosa di primordiale, di ancestrale e che vi tocchi l’anima e le corde del vostro io interiore questo “Sydämeni kuusipuulle” è il lavoro che fa per voi. Ripeto per l’ultima volta siamo di fronte a qualcosa che va oltre le banali scelte di genere e i limiti “stretti” del senso metal; questa è arte sotto ogni aspetto e sotto ogni sfaccettatura.
Va acquistato assolutamente
VOTO: 9.5/10
Alessandro Schümperlin















