Iron Mask dal Belgio giungono all’ottavo album con questo “Master Of Masters”. Il genere proposto viene definito “Neoclassical Power Metal”, e non v’è dubbio alcuno che ci troviamo difronte ad un album dalle forti reminiscenze malmsteeniane, specie per gli assoli, tutti ricalcati con le tipiche scale del velocista svedese (anche per il suono della chitarra, che pare proprio quello di una Stratocaster)… ma oltre a ciò, l’album è zeppo di ritmi e schitarrate tipici del Power alternati ad orchestrazioni, refrain di cori classicheggianti, ed un cantato solista, quello del Prode Mike Slembrouck, parecchio madrigalistico e di foggia epica. La pasta compositiva appare subito di buon livello, e la variegatezza dei brani presenti sull’album è anche più che buona. E la produzione è consona. I nostri hanno realizzato un album abbastanza complesso ed accattivante… seppur prolisso. Voglio dire: è ovvio che, per creare la “grande opera”, come avviene spesso e volentieri nel Power Metal che ha tutte queste connessioni con il neoclassico, si rende necessario “mangiare” un po’ più tempo del solito. Ma non è sempre una buona idea. I nostri il loro valore lo hanno mostrato abbondantemente… però a volte è opportuno non sforare eccessivamente, poiché le idee compositive più vincenti rischiano di venir annacquate in una durata eccessiva. Il voto è sempre positivo, contando anche il fatto che i nostri provengono da una nazione che non è eccessivamente presente nella “mappa” del Power Metal, ma consiglio ai nostri appassionati neoclassicisti Iron Mask di sintetizzare le proprie idee musicali per gli album futuri. Per il resto, tutto OK. Due curiosità mi giungono in finale di recensione. La prima è: perché una copertina così “politica”? La seconda: ma siete dei fanatici dei Crimson Glory? No perché quelle maschere mi fanno davvero pensare…
Voto: 7,5/10
Alessio Secondini Morelli















