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IRON MAIDEN – Senjutsu

IRON MAIDEN – Senjutsu

Label: Parlophone

Il mondo ha ancora bisogno degli Iron Maiden? Indubbiamente! Indubbiamente sì! Data la qualità ancora ineccepibile di ogni nuovo album. E dato anche il periodo gramo in cui ci troviamo a vivere oggi, in ambito musicale e non. Oggi 3 settembre 2021 viene rilasciato il 17mo album della Heavy Metal band più famosa e (assieme ai Judas Priest) più influente del mondo. Una band-emblema, che per molti, moltissimi di noi ha voluto dire, in qualsiasi epoca dal 1980 in poi, diventare seguaci della musica Heavy Metal. E dopo oltre 40 anni di carriera discografica, dopo comprensibili alti e bassi (continuo a dire che il periodo Blaze Bayley per me è stato un grave errore), si può affermare che gli Iron Maiden non sono solo una Heavy Metal band. Ma una solida e longeva, virtualmente immortale realtà della scena musicale internazionale, e non solo musicale. Fautori come nessun altro di album realmente immaginifici, pieni di riferimenti a fatti e personaggi storici, opere letterarie, cinematografiche, televisive ecc. i nostri hanno sempre filtrato ogni loro afflato concettuale nella loro dimensione musicale consona. Partendo dal puro Metallo Pesante Britannico della NWOBHM e diventando poi altro, molto altro. Tra l’energia dei ritmi violenti, le dilatazioni più Prog (che hanno portato i nostri a tirar su dal 2000 in poi album sempre più lunghi), le ormai inconfondibili personalità artistiche ed esecutive del singer Bruce “sirena aerea” Dickinson, dei chitarristi Dave Murray e Adrian Smith (e seppur in epoca tarda, anche Jannick Gers), dell’indiavolato e riconoscibile drumming di Nicko MacBrain e del sopraffino e roccioso basso di Steve Harris, si sa ormai sin da troppo tempo che quando operano tutti assieme… entra in scena una certa Magia! Una Magia tale che i nostri sono riconoscibilissimi dopo pochi secondi di ascolto. Che il loro marchio a fuoco permane, dopo tanti decenni, nell’immaginario collettivo di molti appassionati di musica Heavy Metal, ma anche non. E questo “Senjutsu”, il quinto album della nuova era “prolisso-progressiva” che sussiste dal 2000 fino ad oggi, non è da meno. I nostri sono talmente sicuri di riuscire a inanellare un album al massimo delle loro potenzialità che, per una volta, anziché dare il via alle danze con il solito brano super-tirato, lo fanno con una dilatata title-track su tempi più ragionati, dal piglio super-epico, ricca di influenze orientaleggianti e con una parte introduttiva pregna di suspence. Sorpresa! Anche in questi lidi sonori gli Irons si riconoscono al primo ascolto. A seguire abbiamo una “Stratego” che si presenta come una rock song forse un po’ “manieristica” se vogliamo, ma possiamo anche pensare che gli Irons possono permettersi di fare gli stereotipati quanto gli pare, dato che gli stilemi che usano sono stati “brevettati” di sana pianta da loro stessi. E sono qui a ribadirlo. Ma, ecco la sorpresa. “The Writing On The Wall”, una delle prime tracce pubblicate online prima dell’uscita ufficiale dell’album. Un brano che inizialmente potrebbe far pensare a qualche Southern Rock band… ma niente paura: vi basta ascoltare l’incipit vocale di Bruce perché tutto vada a posto. Un brano ambizioso, eterodosso forse, ma mai, MAI partorito senza la consueta epicità, il trademark Ironiano. Ve ne accorgerete. I nostri dimostrano, anche dopo aver superato i 60 anni di età, di riuscire ad inglobare stilemi sonori apparentemente estranei senza mai apparire innaturali. Ora io vi chiedo: quale altra band è capace di tanto oggi giorno, dopo tutti questi decenni di carriera? “Lost In A Lost World” rappresenta forse il lato più Prog dell’album, con vari cambi di ritmo e di tema, ma dentro ci troverete tutte le più belle peculiarità dei Maiden più energici e “metallici”, orchestrate ad arte. Un brano ancora una volta molto epico. Dove brillano particolarmente Murray e Smith nella qualità dei loro rispettivi assoli. “Days Of Future Past” si accende con un riff semplice e diretto quanto meravigliosamente segaossi, ed è caratterizzato da un refrain “dickinsoniano” che più classico non si può, forse uno dei migliori dell’album (e non vi dico come Bruce riesca ancora oggi a “spingere” relativamente in alto la voce nonostante l’età galoppante). Abbiamo poi a seguire “The Time Machine”, altro brano piuttosto Prog-eggiante con il consueto intro/outro in cui voce e chitarre arpeggiate vengono lasciate da sole, a mo’ di narrazione, e si apprezzano nel brano anche dei cantati di refrain particolarmente melodici. Mood similare si ripresenta anche nella successiva “Darkest Hour”, una epic-ballad che pare riecheggiare la classica “Wasting Love” ma in maniera maggiormente atmosferica, grazie ad alcune orchestrazioni aggiuntive marginali ma di una certa efficacia. Per finire con tre brani belli lunghi come “Death Of The Celts”, “The Parchment” e “Hell On Earth” dove i nostri non fanno che continuare a giocare, allegramente e con estrema dimestichezza, con gli stilemi classici e la solita, splendida epicità. Cosa vi devo dire… so bene che la durata di 85 minuti potrebbe a prima vista spaventare chi non è avvezzo alla prolissità. Ma vi assicuro che gli Iron Maiden sono qui ancora oggi a dimostrare una vitalità ed assieme un’esperienza longeva di cui tutti si possono fidare. E alla fine, secondo me, dimostrano una cosa ben più importante: oltre ad essere la più famosa Heavy Metal band del mondo, sono anche la band che è “invecchiata” meglio, giacché ancora oggi un album come “Senjutsu” ha la peculiarità di rendere del tutto attuale la musica Heavy Metal, nonostante le invettive di chi la vuole morta e sepolta a causa delle ultime, plasticose tendenze. La risposta è nell’album nuovo, così come in tutti i suoi predecessori: ancora una volta il sodalizio “bellico” costituito dalla voce inimitabile di Dickinson, delle chitarre di Smith e Murray (pure Gers, sì, ho capito!) del basso di Harris e della batteria di Nicko, in qualunque contesto, si può ben considerare quasi come la manifestazione di uno stato della psiche, più che l’operato di una semplice band. E’ per questo, per le forti emozioni che sono da sempre scaturite fuori dai solchi di ogni loro album, che ogni appassionato di musica Heavy Metal si può dir tale a pieno diritto. E per fortuna, la Magia si perpetua ancora oggi, con “Senjutsu”. Bentornati Irons! Continuate più che potete, sarete sempre i nostri eroi.

Voto: 10/10

Alessio Secondini Morelli

Tags: Adrian SmithAlessio Secondini MorelliBritish MetalBruce DickinsonDave Murrayheavy metaliron maidenJannick GersNicko MacBrainNWOBHMPiece Of MindPowerslaverecensioniSenjutsuSeventh Son Of A Seventh SonSteve Harris
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