Gli Internet friends sono un trio di Göteborg, si presentano a noi con l’esordio dal titolo:” Dressed to kill” uscito per l’etichetta Icons creation evil art.
Potrebbe rivelarsi un disco interessante solo se si/siete affascinati dal brit pop e le sue derivazioni scandinave; quindi se siete appassionati a Supergrass, Weezer, Blur, The Hive(ma nelle parti più melodiche) ed affini questo è un album che fa per voi. Per gli altri… potete passare oltre.
Dodici tracce, per dieci brani e due interludes di musica prevedibile, ma dignitosa, leggera e non troppo impegnata. Forme compositive già altamente rodate ed ascoltate. Quindi brit pop anni novanta che ripesca certe forme dal pop inglese anni sessanta/settanta proposto ora, con un paio di accortezze, principalmente in fase di mix e master attuali, per venire meglio in contro alle prerogative auditive del pubblico attuale.
Chitarra e basso in pieno stile rock alternativo anni 90 molto leggero, una batteria minimale anch’essa presa dal secolo scorso e una voce che sta nel mazzo.
Cosa aggiungere… Che il trio fa il “suo” in modo dignitoso; scelte sonore, come accennato poco sopra, in linea sia con le band che hanno preceduto gli Internet friends, ma che allo stesso tempo aggiungono due o tre cosette, per far l’occhiolino al piacere del pubblico moderno; quindi dei synth e delle tastiere a corollario, più o meno invasivi, per rendere tutto “meglio confezionato e digeribile”. In definitiva l’album scorre senza grossi problemi, e si fa ascoltare in modo piuttosto gradevole. Ma come è arrivato, con la stessa velocità va via; non resta in testa nulla e lascia un gusto in bocca di “già sentito” piuttosto persistente.
Non trovo dei picchi da segnalarvi, dico semplicemente che l’album è gradevole tutto; forse avrei evitato i due interludes che non aggiungono nulla al disco, se non pochi secondi in più.
“Dressed to kill” è godibile, buono come sottofondo mentre si fanno cose che non richiedono un eccesso di concentrazione, o per non rimanere nel silenzio totale; ma nulla più di così.
Sinceramente capisco il non vuole esagerare e il non voler uscire troppo dal “seminato”, ma così non credo che andranno molto lontano.
E’ un album brutto? No, è un album epocale? No, fa il minimo indispensabile? Si.
Dategli un ascolto e valutate voi.
Voto: 6/10
Alessandro Schümperlin















