A sei anni dal debutto con Union, gli IHLO tornano con Legacy, secondo album pubblicato dall’etichetta Kscope. L’opera si propone come una fusione di prog metal atmosferico, riff djent ed elettronica ambientale, con l’intento di esplorare emozioni profonde e tematiche complesse. Nonostante la produzione impeccabile e alcuni spunti sonori interessanti, il disco fatica a imporsi per coerenza e originalità, risultando spesso dispersivo e ridondante.
L’ascolto si apre con Wraith, una traccia introduttiva atmosferica ma dalla progressione prevedibile. Segue Replica, più diretta ma priva di reale evoluzione. Source e Storm offrono passaggi riflessivi e ambientali, gradevoli nella forma ma privi di contenuto realmente innovativo. Empire si distingue per struttura e dinamica, pur non eccellendo in profondità lirica. Più ambiziosi, Mute e Cenotaph cercano un’intensità emotiva che però non sempre riescono a trasmettere. Haar si presenta interessante a livello timbrico, ma debole nella coesione compositiva. La title track Legacy e la conclusiva Signals, seppur costruite con intento concettuale, mancano di incisività e di veri momenti culminanti.
A livello visivo, la copertina affascina per stile e simbolismo, pur non trovando piena risonanza con il contenuto musicale. I testi affrontano tematiche quali identità, memoria e alienazione digitale, ma spesso risultano criptici e poco efficaci nel coinvolgimento emotivo.
Musicalmente, l’album si muove tra influenze evidenti (TesseracT, Karnivool, Leprous) senza riuscire a sviluppare un’identità autonoma. La scrittura soffre di ripetitività, e le strutture troppo dilatate penalizzano il ritmo generale. Pur essendo tecnicamente curato e ben prodotto, Legacy non riesce a emergere nel panorama prog attuale, lasciando l’impressione di un lavoro ambizioso ma incompiuto.
Voto: 5.5/10
Daniele Blandino
















