Gli Hyperion, quintetto bolognese di recente formazione capitanato dal chitarrista/songwriter Davide Cotti, sono una delle prime bands italiane approdate nella scuderia della mitica Fighter Records, e questo dice già tutto. Il secondo album del quintetto, “Into The Maelstrom”, è un puro e solido esempio di Heavy Metal classico, caratterizzato da una produzione sofisticata ma ultra-fisica (curata da Roberto Priori dei DangerZone, mica bruscolini), ottima tecnica globale e songwriting funzionale e funzionante allo scopo di glorificare la forma più pura di Metallo Pesante, spesso e volentieri contaminato da ritmiche thrasheggianti. I nostri sono totalmente “fedeli alla linea”, costantemente per tutti i 9 brani dell’album, rivelando il meglio di loro stessi in brani diretti e straight-in-your-face come l’iniziale title-track e “Driller Killer” ma non disdegnando trame compositive leggermente più complesse, come nello strumentale “From The Abyss”, nell’epica “The Ride Of Heroes” e in “Bad Karma”, che rivela influenze mutuate direttamente da Megadeth e Annihilator. Forse in alcuni punti la produzione, comunque ottima, risulta un po’ troppo pulita, ma la sensazione definitiva è una sola: nulla pare scalfire la macchina da guerra Hyperion, i quali debbono essere una potenza soprattutto dal vivo (e tra l’altro pare che i nostri abbiano incrociato i palchi con giganti del Metal bolognese come Tarchon Fist e Rain). Album di Puro Metallo Pesante di buonissima fattura, quindi. Come d’altronde si confà alla miglior tradizione bolognese di Crying Steel et similia.
Voto: 7,5/10
Alessio Secondini Morelli















