Avevamo lasciato il cantante James Rivera mettere insieme metal e new wave creando il James Rivera’s Metal Wave e prodotto un disco, “New Wave Gone Metal”, molto coraggioso. Si trattava in pratica di dieci canzoni che fanno parte del movimento new wave, dark wave, gothic rock e synth pop, con risultati alterni, ma con una operazione senza precedenti.
Ora l’ex-cantante di Vicious Rumors (in “Warball”) torna alla sua band più rilevante, per la sua attività, gli Helstar. Chi ha una certa età non può avere ignorato uno dei riff più iconici del death metal anni 80, quello della titletrack di un disco straordinario come “Burning Star”.
Qui, con “The Devil’s Masquerade”, si ricompone la coppia storica James Rivera e Larry Barragan alla chitarra e, quello che è più importante, alla composizione e alla produzione.
L’undicesimo capitolo della produzione di questa band statunitense è degno della loro storia e della loro reputazione. Rivera lascia da parte qualche stonatura del suo disco solista e ripropone un cantato malvagio e ficcante, assolutamente in linea con i vocalist top del genere. Larry Barragan si conferma ottimo esecutore e solista non particolarmente dotato, ma funzionale e adatto al sound della band, anche se poi esalta nella conclusiva “I’m the Way”, in un assolo straordinario, per uno dei brani più trascinanti del lotto, grazie anche a una robusta presenza di cantanti del Texas come Robert Lowe, Jason McMaster, Travis Willis, George Call, Mike Soliz, Christopher Salinas, Drew Brown, Jeff Vandenburg.
Il death proposto dagli Helstar è una evoluzione di quello cupo e fosco degli esordi, si propone a una velocità sostenuta, come nella titletrack, “The Devil Masquerade” , mentre i momenti più riflessivi sono minoritari. Quasi non si sente lo stacco fra la prima e la seconda “Stygian Miracles”, con questa batteria molto veloce e , appunto, battente. Questa velocità cala con “Carcass of a King” che inserisce elementi epici e un cantato più enfatico. Un riff che ci riporta ai fasti passati caratterizza “The Staff of Truth” : anche la sezione ritmica, in particolare il basso, si muovono su coordinate diverse. Barragan intarsia assoli tipicamente classici del genere, mentre “Seek out your sins” schiaccia ancora il pedale della velocità, con ottimi risultati, così come “The Haunting Mirror” che esplora territori più horror, con qualche voce di sottofondo a sottolinearlo, e un falsetto alla King Diamond, sia pure accennato.
Poco cambia con “The Black Wall” e la strumentale “Suerte de Muleta”, due brani che confermano la dimensione tecnica di gran livello di questi mostri sacri del metal americano.
Il disco è certamente da ascoltare, chi li ama continuerà a farlo, chi li scopre adesso arricchirà il suo bagaglio musicale nel campo sempre più esteso dell’heavy metal che viene da lontano.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















