“Riunirsi è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo”. Henry Ford
Nell’autunno del 2016 stavo partendo per lavoro in direzione Londra, fino al Natale di quell’anno non tornai più in Italia. Le parole pandemie e virus erano termini che evocavano periodi storici lontani o scene da film catastrofici…nel viaggio che mi portava all’aeroporto di Parma un mio caro amico (con il quale sono cresciuto musicalmente) cercò disperatamente di contattarmi, ma non sentii le chiamate. Arrivo all’aeroporto, faccio il check-in e appena prima di salire sul velivolo leggo gli ultimi messaggi prima di mettere la modalità “aereo”. Il mio amico mi aveva scritto un solo e unico messaggio: “John! Kiske è rientrato negli Helloween…c’è la foto sul magazine Burrn! Spengo il cell e nel mentre decolliamo…e decolla anche la mia mente al pensare alle ore e ore che il mio fedele Walkman Panasonic aveva macinato su dischi come il Kepper II, il Master of the Rings o, perché no, il Chamaleon (disco ingiustamente bistratto da tanti fan, ma a parere di chi scrive un album eccellente, l’ultimo con il compianto e grandissimo Ingo Schwichtenberg). La storia di questi recenti 5 anni la conosco un po’ tutti…il Pumpkings United World Tour che tocca più volte i 4 angoli del globo e finalmente in questo periodo di Pandemia arriva la notizia che uscirà un album di pezzi originali targato Helloween, ma non il gruppo di My God Given Right, gli Helloween della Reunion, i Pumpkins United. Ma tale progetto non era solo un sorta di “ritorno alle origini” per delle date live?
Bene, questi sono a grandi linee le premesse di un qualcosa che nel mondo del Power Metal (e non solo) si aspettava da tempo…un ritorno di una delle band più influenti degli ultimi 30 anni, sia perché i cloni della band ormai non si contano più e sia perché a cavallo tra gli anni 90 e i 2000 una sorta di “rivalità” tra la band di allora e i progetti degli ex membri, riempiva la stampa specializzata e la mente di migliaia di fan (ricordo molto bene quando al Gods of Metal ‘98 si esibirono prima i Gamma Ray e poi gli Helloween del Better Than Raw…che giornata!).
La formazione a sette (come le chiavi…) è quella che tutti conosciamo e il 18 giugno 2021 vede la luce l’album omonimo della band. L’album è completamente Helloween fino al midollo. Puro, semplice, senza sforzi “innovativi”, e Prevedibilissimo in quando non Prevedibile (ma che ho scritto?!?) chiarisco: il disco è prevedibile nel senso che le 12 tracce sono un mix di tutto quello che è stato fatto dalle zucche in questi 30 anni. (I Fan) volevano il Kiske che gorgheggia come ai tempi di March of Time? Pronti con Skyfall, cotto in 12 minuti e servito con una glassa di acuti alla carta vetrata grana 80 di Deris. Volete le atmosfere del Time Of the Oath? Pronto subito Fear of The Fallen, tempo di preparazione 5 minuti circa, ingredienti: arpeggio melodico stile In the Middle of a Heartbeat, riff alla Dark Ride, refrain in puro stile Deris come solo lui sa cantare. Volete un qualcosa di “Helloween Straight Out of Hell period“? Pronti con: Best Time, pezzo di Sascha Gerstner, dove il chitarrista, che ha sostituito il grandissimo Roland Grapow, mi ricorda perché non lo reputo un membro della band, ma solo un musicista preparatissimo al servizio di Weiki. E il discorso vale anche per il bravo Daniel Löble: batterie quadrate, dritte, senza ispirazione, prive di quell’inventiva che aveva Uli Kusch nei meravigliosi Master of the Rings, Time of the Oath, Better than Raw e The Dark Ride. Come potrete aver capito, il mio disappunto è fortissimo per il fatto di non aver rivisto nella Reunion i due componenti dei capolavori degli anni’90. Nel complesso l’album ci propone dei pezzi interessanti come Robot King (forse la più bella dell’album), Cynide e Angels. Un po’ meno riuscita l’opener Out of the Glory, che dopo un inizio promettente (vagamente – prendetemi per pazzo – slayeriano) attacca un riff in pieno stile power metal molto moderno…forse troppo…buona la prova di Kiske, un po’ meno quella del mio amatissimo Hansen, entrambi però rimangono lontani dalla bellezza aulica vocale dei due Kepper e dai dischi dei Gamma Ray…ma capisco che gli anni passano per tutti. L’album purtroppo porta con sé due fattori negativi, il primo – meno rilevante – è la presenza di pezzi davvero parecchio sotto la media come Mass Pollution, Down in the Dumps e l’inutile break strumentale Orbit, davvero pezzi che fungono solo da riempitivi per arrivare ai 12 pezzi totali. E il secondo fattore – e più importante – è l’aspetto che mi non mi ha fatto gridare al miracolo (tanto atteso) per questo Helloween. Il disco è una sorta di grande autocitazione della carriera della band, ma lo è in un’ottica che si discosta dalla freschezza di songwiting che ci si sarebbe aspettati con il rientro dei pezzi da novanta della loro storia. Gli Helloween non scrivono più un vero e grande album ormai da tanti anni e hanno perso quasi completamente quella forza unica e miracolosa che li portava a scrivere brani strepitosi…album come i Kepper, o il Time of the Oath non avevano cali, non avevano canzoni mediamente buone…i pezzi era tutti e dico tutti bellissimi, era facile assimilarli nelle proprie menti, i riff, gli assoli armomizzati, i chorus che potervi fischiettare in qualsiasi momento o cantare a squarciagola ai concerti. E soprattutto gli Helloween hanno perso quello che hanno inventato: l’Happy Metal…che è una cosa che esiste e non esiste in realtà, ma chi ha davvero adorato gli Helloween e li ha capiti fino in fondo sa benissimo di cosa sto parlando. Sembra quasi contraddittorio scriverlo, ma nel cercare di scrivere un qualcosa che possa soddisfare tutti hanno scritto brani dove si sentono gli echi di altre band come gli Iron Maiden e di band minori tedesche (che non cito per rispetto). In definitiva l’album che fin dal titolo doveva essere la cosa più Helloween della sua storia è quello che meno lo rappresenta nella sua essenza. In tanti grideranno al super album, rispettoso della storia della band e rispettoso dei fan (che hanno dato tanto alla band che tanto si aspettano dal disco), ma i 5 (come ho già detto Löble e Gerstner non li considero degli Helloween) avrebbero dovuto scrivere per loro stessi…perché alla fine dopo 35 anni di carriera, nessuno avrebbe potuto biasimarli per aver fatto solo ciò che volevano e non quello che volevano i fan. E in ogni caso i fan (come me, della band) non hanno comunque sentito ciò che si aspettavano. Concedere a tutti significa non concedere a nessuno. Ecco perché quando atterai a Londra alla fine del volo, non avrei mai immaginato innanzitutto che mi sarei ritrovato nel mezzo di una pandemia 5 anni dopo e né tantomeno di un album con i membri storici degli Helloween al di sotto delle mie aspettative e dei miei sogni. Ma forse questo è un diventato un mondo che non segue più un ideale, ma altre cose. Perchè io credo ancora in: “We’ve got the power, We are divine, We have the guts to follow the sign, Extracting tension from sources unknown, We are the ones to cover the throne.”
Il problema è che non ci credono più le persone, che quel pezzo l’hanno scritto.
“We’re Only in It for the Money” Frank Zappa
Voto: 7,5/10
John Sanchez















