Dopo il buon successo di “Extinction” del 2019, la cult band della Florida Hellfrost si auto produce un nuovo lavoro, che ha permesso alla band di Naples di ottenere diversi passaggi radiofonici nei vari circuiti underground e la partecipazione, nella loro zona, a diverse manifestazioni e concerti metal.
Il gruppo, fondato nel 2009 da David Vayner, non ha mai avuto un grande seguito “in trasferta” ma la loro proposta musicale non è disprezzabile, anche se mancano delle più basilari norme di comunicazione e informazione, tanto che bisogna ricostruire con fatica che il fondatore suona chitarra e canta, mentre il fratello Syd, entrato l’anno dopo in formazione, si cimenta al basso e alla batteria è stato reclutato Gabriel Gozainy dopo tanti tentativi di trovare un assetto stabile.
Sinceramente, già che c’era, fossi in David avrei cercato anche un cantante, visto che la sua chitarra mi pare ben suonata ma la sua voce, specialmente quando cerca di salire di tono, non è all’altezza. Il suo scream lascia a desiderare, mentre quando canta in maniera “normale” non sarebbe nemmeno male.
La musica, comunque, è interessante e Hellfrost propongono un death-thrash alla vecchia maniera, con composizioni rocciose e che si fanno apprezzare con il solo limite che ho già descritto. Personalmente ci sento molto di un gruppo che mi è sempre strapiaciuto, gli Helstar, anche se la personalità non manca a questo trio statunitense.
La titletrack “Dark ages” fa capire immediatamente cosa ci aspetta in questo album che per quello che ne sappiamo avrà diffusione solo digitale e per quello che si capisce serve essenzialmente per tenere caldo il nome di Hellfrost sulla scena locale. Un riff a metà tra thrash e death anima questo brano.
Molto trascinante la doppia cassa death di “The Descent” che viene arricchita da una linea chitarristica veramente buona, ma poi la voce fa un po’ perdere l’arrapamento musicale di chi ama, come me, anche questi suoni un pò datati. Si va poi al death, con riff sulfureo, di “Behind the wall”, che come molti brani, hanno la caratteristica di contenere dei break dove partono chitarra, basso e batteria in progressioni molto interessanti che costituiscono il marchio di fabbrica di Hellfrost.
Da notare il pezzo thrash “Final Kill” che rappresenta in questo ambito una situazione a sé stante ma che interpreta al meglio gli stilemi del genere.
In definitiva un gruppo che, a parte l’uso estremo e ,talvolta, sgradevole, della voce, non sfigura certo nel panorama death-thrash e dal vivo può davvero dire la sua con grandi risultati. Se poi, in futuro, arrivasse un cantante migliore….
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi















