Da anni mi risuona nella mente una frase, apparentemente non corretta dal punto di vista dell’analisi logica ma che, forse per quello o per quanto evoca, mi appare ogni volta che sento un disco che mi esalta. Si tratta di “soddisfazione della musica”, che vuole sintetizzare la dopamina che genera in noi l’ascolto di materiale molto eccitante.
E’ il caso di Quantum Leap, ultima fatica di Gus G, traduzione americana di Kostas Karamitroudis, dove il chitarrista greco si è trasferito a 18 anni, per frequentare il Berklee College of Music, , per poi accumulare molte esperienze musicali con i Firewind, la sua band più stabile, ma anche con Dream Evil, Ozzy Osbourne, Arch Enemy.
Quantum Leap nasce dalla clausura di Gus G. durante la pandemia e la eccezionale cura e varietà dimostra che quando si ha talento e tanto tempo a disposizione, il risultato è certo.
A mio avviso, si tratta semplicemente di un capolavoro, che proietta definitivamente Gus G. nel ristretto olimpo dei virtuosi delle sei corde, capaci non solo di eseguire, ma anche di comporre con grande qualità trame strumentali che ad ogni ascolto rivelano sfumature e finezze che sono patrimonio di pochi.
Il suo stile chitarristico è molto vicino a Tony MacAlpine e Vinnie Moore, con il quale nel 2018 ha realizzato una delle vette di questa opera : Force Majeure, una specie di speed metal condotto su una linea chitarristica molto coinvolgente, uno dei pezzi strumentali più belli in assoluto degli ultimi anni.
E’ evidente che si tratta di una produzione che esalterà chi ama gli strumentali e in particolare a chi piacciono esecuzioni molto tecniche e veloci, con assoli anche lunghi ma mai banali o ripetitivi, a tutti gli altri, però, consiglio un ascolto perché potrebbero scoprire un mondo davvero intrigante, perché Quantum Leap racchiude molti aspetti del metallo che vengono sublimati. Poco conta, a mio parere, che non ci sia un cantato.
Insieme alla qualità degli inediti, è apprezzabile che nella versione cd ( non ho capito invece se su vinile la soluzione proposta è diversa) c’è anche un secondo cd live. Originariamente uscito come ep nel 2019, diventa di otto brani e presenta la registrazione di una performance con il fido Dennis Ward al basso e alla voce e Johan Nunez ( ex-Kamelot, Firewind) alla batteria. Da notare le cover di Cold Sweat dei Thin Lizzy e Money for Nothing dei Dire Straits, che avrà fatto rizzare i capelli rimasti sulla testa di Mark Knopfler.
I brani sia fra gli inediti, suonati con Jan Vincent Velazco alla batteria, che live sono ottimamente prodotti dallo stesso Ward e spiccano l’esperimento di Night Driver, con un chitarra metal che opera su un tappeto di musica synth-wave spaziale, il blues della ballata di Enigma of life e il power metal di Demon Stomp e Judgement Day, ma tutti i brani sono eccellenti.
Nelle note che accompagnano il disco, Gus G dice che nonostante sia un chitarrista, quando sente dischi strumentali, alla terza song si annoia e interrompe l’ascolto. Beh, sulla base di questo, con il suo Quantum Leap questo rischio non si corre assolutamente.
Voto: 9/10
Massimiliano Paluzzi















