Come dice il titolo, “It’s me!”, questo lavoro, per il chitarrista italiano Francesco Marras, vuole essere un disco che lo rappresenta totalmente e dove, per la prima volta, si cimenta anche come cantante.
L’opera è certamente valida, perché Marras è un ottimo chitarrista che riesce a tradurre, con il suo strumento, tutte le varie influenze che gli hanno lasciato le molte collaborazioni e il lavoro da session man, che lo hanno visto insieme a personaggi molto importanti del metal e dell’hard rock mondiale.
Attualmente in forza ai Tygers of Pan Tang, gruppo storico della nwobhm, un gradino sotto ai celebrati Iron Maiden e Saxon ma autori, a mio avviso, di grandi dischi che ancora si fanno apprezzare e che riscuotono sempre un grande successo live, Marras suona buona parte degli strumenti , chitarre, basso, banjo e la batteria elettronica, oltre alla voce, con Marco “Lord” Cossu al piano e all’hammond e Marco Garrucciu ai cori, con due ospiti, il batterista Bodo Schopf del Michael Schenker Group alla batteria e Emanuele Martinez al violino, il primo in “Take My Hand” e il secondo nella conclusiva “Closer to the edge”.
“It’me!!” vuole essere dunque l’opera della maturità per Francesco Marras e si sviluppa nel territorio hard rock, con riferimenti alle bands storiche degli anni 70 e 80 e con una forte influenza blues che arricchisce il suono e la struttura dei brani. Un disco dove il punto di forza è certamente la chitarra, che Marras suona con perizia e personalità, mentre quello che ho apprezzato meno sono le linee vocali, che ho trovato spesso scontate. Con questo non voglio certo bocciare la voce di Marras, che risulta all’altezza della situazione in questa sua prima duplice veste di musicista e cantante, oltre che unico compositore. Qualche passaggio più evoluto del cantato avrebbe giovato a un disco comunque molto gradevole, soprattutto per quanto riguarda i cori, che ho trovato appunto scontati.
Si comincia subito bene con “Money Talks” che mette in mostra un riff molto aggressivo, supportato da un hammond altrettanto efficace. Con “Take my hand” si entra nel territorio del blues rock, dove a mio avviso Marras confeziona l’aspetto migliore del disco. E’ pregevole la partitura di “You set my heart on fire” che vede un ritmo più lento, ma molto affascinante, anche se manca una linea vocale adeguata, come spiegavo prima, sempre naturalmente a mio avviso.
Molto più arioso “The thrill of the hunt”, comunque basato su un roccioso riff, mentre l’arpeggio medioevale di “Lady of Ice” introduce un brano più melodico, meno aggressivo degli altri. Da apprezzare in “In the name of rock” l’assolo veramente notevole di Marras, intriso di blues, che davvero emoziona. E’ riflessivo il brano “Do you hear me now” dove l’incedere lento e un evidente riferimento ancora al blues rendono questo brano piuttosto diverso dal resto del lp. La psichedelia fa la sua apparizione in “Embrace the silence” e rende il brano il più etereo del lotto. Conclude questo “It’s me!!” “Closer to the edge” dal sapore southern, con tanto di violino e banjo, un pianoforte che sembra uscire dalle partiture dei grandi Molly Hatchet e con una linea vocale finalmente pienamente personale e convincente, anche e soprattutto nei cori.
Un disco con molte sfumature, che è sicuramente la summa di una carriera già importante e che Francesco Marras certamente svilupperà ancora, grazie alla sua grande classe di musicista e quella, ancora in evoluzione, di cantante e compositore.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















