Che l’Italia sia riconosciuta come il paese per eccellenza quando si parla di cultura, ormai è una cosa risaputa. La bellezza della nostra cultura che comprende le nostre tradizioni ma anche la nostra lingua, ha influenzato inevitabilmente anche la musica. Ci sono gruppi in Italia che hanno impregnato il Metal e il Rock di “italianità”, presentando al pubblico un sound e delle tematiche figlie del nostro retaggio culturale. Fra questi c’è una band di Siracusa che è arrivata al traguardo del sesto disco, ossia “Di gatti, di rane, di folletti e di altre storie”.
Loro sono i Fiaba. Per chi segue con passione l’underground, sono una band di culto del Prog/Hard italico, la quale negli anni si è distinta per un approccio alle liriche che pesca a piene mani dalle fiabe (da qui il monicker) dal folklore medievale, musicate attraverso un sound che strizza l’occhio al nostro Rock (quello vero degli anni ’70). Nascono nel 1991 per volontà di Bruno Rubino, batterista e compositore, qualche anno dopo ottengono il primo contratto discografico con la Mellow Records esordendo con “XII L’impiccato”.
Passati trent’anni e dopo alcuni cambi di etichetta (Pick Up, Jolly Roger), i Fiaba iniziano gli anni venti con questo nuovo album. Ed eccolo qui appunto: un lavoro ambizioso che già si fa notare per la splendia copertina firmata da Marketa Novak e che tanto ricorda l’Ophelia di Millais.
“Di Gatti…” è un disco che rifugge da qualsiasi produzione ultramoderna ma punta alla qualità e all’atmosfera, elementi che hanno sempre reso i Fiaba una band atipica del panorama Hard Rock italiano. Ascoltare pezzi come l’iniziale “La gemella tradita” o “Il gatto con gli stivali”, significa immergersi in un mondo parallelo fatto di curiosi refrain di chitarra elettrica (Catena/Manuele) che vanno ad amalgamarsi bene con le melodie fiabesche e le lyrics del menestrello Rubino e cantante da un bravissimo Giuseppe Brancato. Peculiarità del loro sound è che non viene fatto uso di tastiere come si potrebbe pensare in questi casi, la loro è una musica basata sul concerto degli strumenti Rock classici, basso, batteria e chitarre.
La musica dei Fiaba va assaporata un poco alla volta e forse per i non avvezzi rimarrà un po’ indigesta, d’altronde ci troviamo in territori affini al Prog e al Folk. Ma se riuscerete a farveli vostri, non ve ne pentirete. “Di gatti…” sancisce il ritorno di una band estremamente valida a distanza di otto anni dall’ultimo “La pelle nella luna” e che conferma lo status di una scena italiana che pullula anche di realtà non derivative da gruppi esteri.
Voto: 8/10
Sonia Giomarelli















