I Fallen Sanctuary si possono catalogare come una sorta di Temperance meets Serenity, dato che la musica delle due band madri affiora prepotentemente in praticamente tutto il disco.
Si tratta di un album autoprodotto, senza label, dopo il precedente debutto pubblicato da AFM Records. Sul perché non sia proseguito il rapporto non è dato sapere: se a causa di vendite non giudicate all’altezza dalla label tedesca oppure per una scelta della band.
Le voci di Georg Neuhauser e Marco Pastorino si intrecciano e si amalgamano alla perfezione.
Si parte con “Nothing Can Keep Us Apart” che presenta delle strofe cantate in lingua italiana, soluzione già adottata con i Temperance, che aggiunge colore al brano.
“Into My Life” è una power song con cori multipli, con il cantato corale che assume quasi le sembianze di un coro gospel.
Dopo l’ottimo inizio, con due tracce tra le più ispirate e convincenti del disco, l’album comincia però a perdere un po’ di smalto, per poi risollevarsi nel finale.
La title track “Gathering of Dreams” suona molto Temperance: è estremamente orecchiabile e caratterizzata da ritmi molto più sostenuti rispetto alle prime due tracce. La voce di George ricorda (e non da questo disco), in più di un frangente, quella di Tony Kakko dei Sonata Arctica.
“Dawn With No Return” ha invece un sound più familiare ai Serenity, con il cantato di Pastorino che in alcuni momenti risulta quasi fastidioso, troppo gridato e apparentemente forzato. Le ritmiche e le parti di tastiera sono oscure, ma fanno da contraltare a un ritornello iper-melodico, con alcuni passaggi di musica celtica rafforzata da ritmiche serrate.
“I Remain, I Won’t Die” e “Never Give Up” sono brani molto “happy”, ma che sanno di già sentito e risentito, in particolare il primo. Nel secondo sono invece molto belli i passaggi sinfonici e le parti di tastiera sullo sfondo.
Un coro alla Bon Jovi apre “Amen”, per poi tornare anche dopo il refrain: una sorta di coro che ricorda vagamente “Livin’ on a Prayer”. Un hard rock alla Bon Jovi, dunque, con ritmiche decisamente più metal.
“Shadow of Love” suona invece molto Secret Sphere per quanto concerne le orchestrazioni. Ottimo il solo di chitarra, per uno dei brani più freschi dell’intero album.
“Falling Deeper” è una power song che viaggia alla velocità della luce e anche questa è da annoverare tra le migliori del disco, grazie a un refrain anthemico da cantare a squarciagola in sede live. Un brano molto Helloween-Stratovarius oriented.
“Time Won’t Wait” suona anch’esso molto Secret Sphere, soprattutto nel ritornello. D’altronde non possiamo dimenticare che Pastorino ha iniziato da giovanissimo proprio nella band piemontese.
Chiude il disco la discreta power song “Restless Storm”, altra traccia tra le più fresche del disco.
Che dire? I brani, ascoltati tutti in sequenza, così come era accaduto nel debut album, danno un po’ tutti l’impressione di essere molto simili tra loro e si fa fatica a distinguerli l’uno dall’altro. Quasi tutti sono interamente incentrati sulla melodia di ritornelli di facile presa, anche troppo facile nel caso di “Amen”, brano molto scontato e prevedibile.
L’album è di piacevole ascolto, ma la domanda sorge spontanea: viste le proposte musicali delle due band madri, questo progetto è proprio fondamentale? Considerando che non si discosta granché dal genere proposto da Temperance e Serenity, non si rischia di presentarlo semplicemente con un moniker nuovo, proponendo di fatto il solito genere musicale?
Inoltre, considerando che Pastorino è entrato nei Serenity anche come chitarrista aggiuntivo, perché non dargli semplicemente la possibilità di cantare alcuni brani o alcune parti insieme a George? Si sarebbe ottenuta comunque l’alternanza tra le due voci, senza bisogno di creare una nuova band. In pratica, bastava far cantare Pastorino nei Serenity e il gioco era fatto!
Chissà che non sia stato lo stesso ragionamento fatto anche dalla AFM, non essendo interessata a un secondo disco, visto che la direzione artistica dei Fallen Sanctuary si configura in qualche modo come una sorta di doppione di Temperance e Serenity.
Voto: 6,5/10
Stefano Gazzola

















