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Enzo And The Glory Ensemble, “Penso a tanta bellezza e utilità immerse in filosofie”

Enzo And The Glory Ensemble, “Penso a tanta bellezza e utilità immerse in filosofie”

Viaggio Spirituale attraverso :"Onestà, Sincerità, Serietà. Nulla è pianificato a tavolino"

Ciao Enzo, intanto grazie per dedicarci un po’ del tuo tempo.

Ciao Sandro, grazie a te e alla redazione di Giornale Metal per la Vostra attenzione.

Iniziamo subito con il chiederti due parole sul nuovo e stupendo album: “In The Name Of The World Spirit”, terzo capitolo facente parte, se non erro, di una trilogia sempre da te ideata.

Terza parte di una trilogia ispirata al segno della croce. La sostituzione di “World” a “Holy”esprime, in realtà, bisogno di concretezza e ricerca: non riesco a concepire una presunta rivelazione divina circoscritta in una sola tradizione culturale e territoriale. Seppur cristiano, penso a tanta bellezza e utilità immerse in filosofie, spiritualità e scienze che non portano il marchio Cristianità, per cui scarsamente contemplate nei nostri momenti religiosi. Siamo esperti nel privare Dio della Sua Infinità e, chiudendolo in una gabbia istituzionale, tanti utilissimi spunti di crescita ci sfuggono.
“In The Name Of The World Spirit” si arma di bisaccia e intraprende un viaggio ovunque: Israele, Africa, India, Americhe Native, alla ricerca di ciò che accomuna le domande esistenziali di sempre, alla ricerca di tappe di crescita comuni ad ogni singolo e ad ogni popolo.
Nel sacrosanto nome del dialogo e dell’ascolto, il concept si preoccupa di non dare risposte ma spunti, idee in cui potrebbe riconoscersi chiunque.

Cosa ti ha spinto a scrivere una trilogia con un contenuto spirituale così elevato?

Onestà, sincerità, serietà. Nulla è pianificato a tavolino. Il primo album nacque per una semplice esigenza di concentrazione ed espressione della mia spiritualità religiosa e musicale. “In The Name Of The Father” fu titolo di un album che desiderò chiamarsi per com’era: una raccolta di versi biblici e preghiere che ero solito recitare ogni giorno. Descrissi null’altro che lo stato emotivo con cui vivevo quelle parole.
Nacque un progetto che divampò rapidamente nei circuiti prog di tutto il mondo, il cui prezioso corpo di celebri special guests mi suggerì di proseguire con un sequel che scendesse più con i piedi per terra, in una fede più corporea, ispirata alla concretezza e socialità di Cristo. “In The Name Of The Son”; come altrimenti chiamarlo?
Critica e mass media mi fecero notare che stavo inconsciamente creando una trilogia col segno della croce. Avevate ragione voi tutti e come al solito ero l’unico a non aver ancora capito una mazza (ride, ndr.)

Assieme a te hanno partecipato ancora una volta dei volti piuttosto noti all’interno del panorama internazionale della musica, che tutti noi conosciamo.Cosa hanno portato, sia musicalmente che personalmente, all’interno di questa tua opera?

Al di là di una pur grossa visibilità, il loro apporto è stato decisivo: ragionano “ad alta voce” nota per nota, poi demo su demo, accettando i miei sì ed i miei no ed educandomi ad ascoltare le loro opinioni.
Ricordo quando Marty Friedman disse: “Enzo, le parole del Salve Regina son drammatiche, devono sfogare in un solo struggente; proporrei di raddoppiarmi la base, così da consentirmi un toccante crescendo”.
Kobi Farhi spesso propone indovinati raddoppi vocali all’unisono, Ralf Scheepers e Nicholas Leptos si fanno avanti con duetti e vocalizzi. Gary Wehrkamp, in alto a tutti, è stato un produttore del suono. Musicalmente hanno fatto crescere il progetto e me. Personalmente mi hanno donato molta amicizia e sostegno in momenti difficili; siamo praticamente una piccola famiglia.

I brani si snodano attraverso trame intricate e molto affascinanti, che fin dai primi istanti, come ti dissi tempo fa, sembrano riportarci indietro di 2000 anni, quando si può dire che iniziò una nuova fase per l’intera umanità. Come sei riuscito a far conciliare tutti gli elementi della band?

È stata un’atmosfera voluta. Un cd che porta indietro nel tempo, per poi ricondurci a casa arricchiti di un viaggio, uno stimolo a ragionare, con meno idiozia e qualche strumento in più, sulle importanti domande esistenziali.
Il grosso del lavoro sta nel concepire il concept, poi realizzare le demo; operazione che svolgo sempre da solo. Fondere power, gospel, elementi sinfonici e folklore mi vengono ormai naturale.
Dopo avviene un lungo confronto con le guests, le quali innanzitutto s’immedesimano nelle intenzioni della mia musica, comprendono dove voglio arrivare a parare ed insieme si perfeziona il tutto. È ormai un modus operandi, siamo sincronizzati molto bene: puntualmente gli stessi ragionamenti, gli stessi dubbi, gli stessi tempi, gli stessi battibecchi (ride, ndr.)

Cosa ti aspetti da un’opera così particolarmente ricca di elementi e di fascino?

Mi aspetto che possa aiutare la gente a non fermarsi alle stesse risposte che, dopo un po’, non rispondono più. Mi aspetto che possa aiutare noi tutti ad ascoltarci vicendevolmente un po’ di più, senza interrompere e ribadire quelle cocciutaggini che stancano noi stessi. Mi aspetto che possa aiutare noi tutti ad accogliere la diversità come una chance, non un limite. Mi aspetto con folle presunzione che possa contribuire alla pace e al dialogo: insieme si cammina più veloci verso l’infinito.

Ti è mai venuta in mente l’idea di portare dal vivo la trilogia nella sua completezza?

Ogni giorno e ogni notte. Difficile, certo! Difficile era anche riuscire a raggruppare così tante grosse special guests ben tre volte e crederci lo ha reso possibile.

Ci sarà la possibilità un giorno di vedere su un palco tutti i componenti degli Enzo And The Glory Ensemble?

Le Guests più volte ne hanno manifestato l’intento, decidendo di concludere prima la trilogia, poi scrivere qualche interessante appunto organizzativo su un pezzo di carta con penna rossa e avvalersi di qualche bravo organizzatore che sappia far convergere le coincidenze spaziotemporali necessarie a radunarci tutti, nel corso dei tours di ciascuno di noi. Accadrà?Io ci credo, appunto.

A te l’ultima parola verso chi ascolta o chi potrebbe avvicinarsi alla tua arte.

Aspetta che finiscano di parlarti enon rispondere ancora!Ascolta di nuovo, poniti in discussione eragiona con lentezza, dopodiché esprimi le tue idee e avvaliti di egual diritto! Fa’ questo anche con la musica!
Le tue idee sono preziose, creale per bene!

Tags: interviste
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