Non si sa bene da dove arrivi l’idea per questo nuovo EP, rilasciato a circa un anno dal loro ultimo album “Utgard”. Ma gli Enslaved perlomeno dimostrano di essere abbastanza attivi. Forse qui si tratta di “tappare un po’ il buco” della qualità un po’ deludente del suddetto album. Sta di fatto che i due brani principali dell’EP (seguiti da due intermezzi che fanno praticamente da “code” strumentali agli stessi) non sono malaccio. Abbiamo una title-track piuttosto “metallosa”, che da spesso e volentieri sul Doom più atmosferico e pare inserire nelle melodie dei riff alcuni elementi di quella che a me è parsa la “scala napoletana”. Mentre invece “Ruun II – The Epitaph” si dipana più verso trame in bilico tra il folk acustico ed arrangiamenti Prog a volte interessanti altre un po’ scontati (e quest’ultimo elemento è evidente tanto su alcuni particolarissimi arrangiamenti di chitarra elettrica quanto sui ritmi dispari della coda strumentale “The Navigator”). Fosse stato così anche l’album precedente sarebbe stato più che accettabile, ma anche così non è che gli Enslaved abbiano tantissimo altro da dire rispetto al loro passato discografico ormai quasi trentennale. Diciamo che si riciclano in maniera abbastanza onesta, mostrando il consueto pastiche stilistico che caratterizza la band ormai da un paio di decenni. Comprese le parti di clean vocal che vanno per la maggiore ormai rispetto alle screamy e danno al sound qualcosa di “alternative”. Anche in questo EP mi pare comunque di avvertire un po’ di confusione mista a manierismo, ma diciamo che tutto sommato stiamo sulla sufficienza.
Voto: 6/10
Alessio Secondini Morelli















