Ho apprezzato Nils Molin dei Dynazty nella sua interpretazione su Missa Cantorem II dei Powerwolf, dove il cantante ha dimostrato di essere di ottimo livello, ma è con il suo gruppo che dimostra di essere sicuramente più a suo agio e la sua prestazione è molto più personale. L’analisi di “Final Advent” parte proprio dalle parti vocali per dire che Molin è certamente un punto di forza della band, oltre che esserne il leader.
Nella biografia descrittiva Molin assicura che non ci sono riempitivi e che questo disco è la sublimazione di 15 anni di carriera e credo sia onesto nel dirlo. In effetti si nota la ricerca di variare molto, all’interno di un power melodico con utilizzo di varie sfumature e assimilazione di molte influenze, sfiorando addirittura un inaspettato industrial (“Instinct) e altre sorprese.
Si parte con il brano-bussola “Power of will” perché è stato il primo a essere composto e proposto anche in video e ha dettato le coordinate per il resto dell’opera, che merita davvero un ascolto. Il brano iniziale è il classico power melodico con il riff chitarristico che si intreccia con tastiere molto efficaci, dall’andatura incalzante e potente.
Subito “Yours” segna un cambio, con una melodia più accentuata e una velocità molto minore, con linee vocali più cariche di pathos, mentre il groove caratterizza “Advent”, dove il riff e la struttura portante del brano sono davvero trascinanti per un tiro di rilievo.
“Natural Born Killer” vede la tastiera disegnare un giro armonico ai confini con il pop che rimanda a certe composizioni dei più conosciuti Nightwish, con una maturità espressiva che rende giustizia alla voglia di Molin e dei Dynazsty di brillare di luce propria.
Più o meno le stesse considerazioni le suggerisce “All the devils are here” che mette in mostra la grande qualità esecutiva del gruppo svedese, composto, oltre che da Molin, da Love Magnusson e Mikael Lavér alle chitarre, Jonathan Olsson al basso e Georg Härnsten Egg alla batteria.
Facilmente memorizzabile anche “The White” per la sua semplicità, sia pure non banale, mentre “Istinct”, come ho già detto sopra innesta una sfumatura industrial in un impianto power metal melodico classico, ottenendo un buon risultato.
La tastiera è in evidenza in “Heart of Darkness” che presenta al suo interno diversi cambi di atmosfera, in un contesto molto gradevole, mentre la parte epica della produzione di Dynazty emerge in “Achilles”. Il disco si conclude con “Power of Now” che presenta un inaspettato assolo shred degno dei chitarristi più smanettoni.
Insomma un disco, prodotto, tra l’altro, dalla band stessa, che presenta diversa aspetti interessanti, che dimostra la voglia di proporre qualcosa di multiforme e anche ricercato, da parte di questi svedesi.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi















