Andy Brings è il deus ex machina che sta dietro a questa band. Mi direte voi e quindi? Beh… ha solo fatto parte dei Sodom dal 92 al 94, ed ha registrato ‘Tapping the vein’ e ‘Get what you deserve’, POI è stato la mente dei Powergod ed è entrato brevemente nei Traceelords.
Per cui non è ne un signor nessuno e men che meno non sa cosa fare. La scorsa primavera ha pubblicato “Full circle – Last Exit Rock’n’Roll”, un film dedicato alla scena rock non solo tedesca.
Assolutamente personaggio eclettico e che da sfogo a tutte le sue energie per fare musica o per parlarne in modo conscio e corretto.
Si presenta ora a noi con “Death to pop”, secondo album dei suoi Double crush syndrome. ATTENZIONE! Questo album “Death to pop” è rock e non metal.
Diciamo che potrebbe essere una sua versione del punk and roll anni ’90 e di un certo glam più anni ’80.
Mi ricorda in certe parti Mike Monroe e gli Hanoi Rocks, ma non solo. Sembra che per lui ed i suoi Double crush syndrome il tempo non si sia mosso dallo scorso secolo.
Produzione vecchio stile, tipica degli anni 90, arrangiamenti e composizioni stesso periodo storico; cori ruffiani e femminili che in più occasioni fanno da rete acchiappa gente. Diciamo che l’album scorre velocemente ed è potenzialmente una colonna sonora mentre si fa un viaggio scanzonato o per aiutare a toglierci da dosso delle brutte situazioni.
“Whore”, “Cocaine lips”, la title track “Death to pop”,”Die Berühmten Drei Worte”, cover di Andy Borg (vi consiglio prima di sentire la versione originale per capire che lavoro hanno fatto), giuro che non vi svelo nulla ma ha una certa carica comica.
Direi che, concludendo, questo è un lavoro che per i rockers in generale, ma nello specifico per gli appassionati del periodo 80 e 90 può dare oltremodo soddisfazione. Se invece cercate sonorità moderne, approccio odierno alle strutture sonore ed alla post produzione, questo lavoro potrebbe farvi storcere il naso.
Possiamo tranquillamente asserire che questo è un lavoro principalmente di piacere personale e non allineato alle scelte di mercato, tanto quanto è fuori dagli schemi e a certi meccanismi il leader della band.
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin















