Non indietreggiano di un passo i più mitici (assieme a Sodom, Kreator e Tankard) thrashers tedeschi Destruction. Ed ecco che pubblicano il 15mo album della loro ormai gloriosa e longeva carriera, “Diabolical” in uscita l’8 di aprile, a celebrazione del 40mo anno di esistenza dell’inossidabile quartetto da guerra capitanato come sempre dal mitico bassista/cantante Schmier. E i nostri, come di consueto, non fanno prigionieri. Ormai si sa che gli stilemi del Thrash più da guerra sono sempre quelli, ma i nostri riescono, con grande maestria e con l’esperienza che solo i veri “prime-movers” possono avere, a proiettare la rabbia, l’energia e la grande potenza che caratterizzano da sempre il genere musicale in questione, sovente associate a gradite influenze provenienti del Metal classico. Merito ovviamente di una line-up aggiornata e ben calibrata nella forza e nella tecnica, che sciorina una potenza d’impatto ed un affiatamento propri solo ai grandi. Il corollario di tematiche toccate dalle liriche sono poi sempre molto consuete, ben esemplificate da titoli quali “No Faith In Humanity”, “The Last Of A Dying Breed”, “State Of Apathy”. Nessuno può resistere al pogo, così come nessuno può rimanere insensibile agli scenari apocalittici che i nostri disegnano concettualmente di pari passo alla musica, prendendo come esempio prevalentemente la realtà quotidiana della nostra epoca. E poi non scordiamoci l’iconografia. Eh sì, perchè spesso e volentieri le illustrazioni di copertina sono spesso meravigliosamente “parlanti” quando si tratta di Destruction. Il metallaro-zombi che emerge da un liquame radioattivo e comanda l’esercito di rabbiosi e furenti mostri umani a cui è ridotta l’umanità post-apocalittica utilizzando come “scettro” la sua mano con le corna distaccata dal corpo è pieno di simbolismo, capace di sintetizzare graficamente in maniera azzeccatissima quanto le allegorie artistiche contenute in un disco Metal riescano a rappresentare efficacemente lo spirito del nostro decedente e post-industrializzato mondo occidentale. Meglio di qualunque sotto-prodotto death/grind, il più autentico e genuino “War-like Thrash Metal” riemerge ancora una volta nei solchi del nuovo album dei Destruction. Con spirito similare all’Hardcore Punk, come di consueto. A proposito, ascoltate la cover di “City Baby Attacked By Rats” dei GBH posta alla fine dell’album e riscoprirete ancora una volta la connessione d’intenti dei due generi musicali, cosa che dovrebbe essere ancora oggi resa il più possibile palese, quantomeno per ragioni storiche. Beh cosa dire, Destruction siamo sempre contenti che siate ancora attivi dopo tutto questo tempo. Felicissimo quarantennale a voi. E spero di rivedervi presto dal vivo, nonostante il fallout radioattiv*OPS*l’emergenza pandemica occorsa negli ultimi due anni.
Voto: 8,5/10
Alessio Secondini Morelli















