Gli album acustici a noi sono sempre piaciuti, soprattutto quando a realizzarli, sono degli artisti che provengono da un certo genere particolarmente oscuro e pesante come ad esempio il buon vecchio heavy doom metal. In questo caso ci riferiamo al vocalist della nota band heavy doom, Iron Man, proveniente dal Maryland (Stati Uniti), in altre parole Mr Dee Calhoun. Le già note capacità espressive della sua ugola sono ben note a tutti, ma in questo particolare lavoro sono amplificate, in quanto l’artista in questione ha dato prova ancora una volta della versatilità disarmante di cui è capace. L’album, intitolato Godless, è un sincero inno al suono delle chitarre acustiche che pescano a piene mani dal folk e country dalle tinte sempre e comunque oscure su molte tracce. Ad accompagnare Dee in questo nuovo capitolo solista, troviamo al basso Louis Strachan, suo compagno di battaglie negli Iron Man e Spiral Grave, che si è occupato delle parti ovviamente dello strumento a quattro corde. Troviamo comunque anche il figlio di Dee Calhoun, Robert che appare nelle percussioni e nelle backing vocals. Registrato nel suo home studio, questo signore ci regala delle vere e proprie perle di musica acustica, pura e sincera nell’animo. Il mood è prettamente e squisitamente americano, partendo fin dalla prima Here Under Protest che già mostra il sentiero su cui si muoveranno tutte le altre composizioni. Il grigiore delle composizioni dell’americano si fa subito notare nella successiva title track, Godless, brano i cui possiamo scovare anche un velo quasi malinconico per tutta la sua durata. Le note di The Moon Says Goodbye ci riportano alla mente quei classici film americani, dove il protagonista pensieroso attraversa in auto una di quelle lunghe e deserte strade dove on si scorge anima viva. Sì effettivamente tutto Godless potrebbe fare da colonna sonora a uno di quel genere di film che richiamano costantemente l’anima country americana, fatta di moderni cowboys a cavallo di moto in stile Harley o alla guida delle classiche Ford Mustang. Sarà anche per via del tipo di accordatura usata sulle chitarre, le parti cupe si avvertono anche sui brani che apparentemente sembrano più movimentati e ariosi come ad esempio Hornswggled, uno dei brani più belli del disco in questione. Sostanzialmente ci troviamo di fronte ad un piccolo gioiello acustico che tiene ferme e salde molte delle classiche tradizioni americane che piacciono sinceramente a tutti, secondo, ovviamente, il nostro modesto parere. La label Argonauta Records ha fatto bene a mettere sotto le proprie ali protettrici anche questa piccola gemma acustica.
Voto: 9/10
Sandro Lo Castro















