Se ha senso parlare oggi di horror metal, certamente i Deathless Legacy vanno annoverati fra gli interpreti più autorevoli, grazie a produzioni di grande classe. Partiti come tribute band dei Death Ss, si sono evoluti come pochi altri, raggiungendo una dimensione artistica molto personale, percorso che, tanto per dire, non è riuscito ai pur ottimi Clarvoyants.
Un livello elevato, cresciuto nel tempo, come hanno dimostrato con i long playing prodotti, alcuni anche molto ambiziosi, come “Saturnalia”, una lunga suite di 24’ minuti, particolarmente legata anche agli aspetti visivi che da sempre il gruppo con sede a Pisa propone con successo.
“Damnatio Aeterna” è un disco che ha un suo concept e che brilla sia per le composizioni che per un suono, affidato a Simone Mularoni dei DGM, che ruba veramente il cuore e che parte alla grande con gli 8’ minuti di “Damnatio Aeterna”, titletrack che apre alla grande con un horror metal spettacolare, un riff notevole che si intreccia a un organo spettrale. Come il primo brano, “Miserere” propone una batteria battente che ricorda altri capolavori, sempre con l’organo di Lucatti a dettare la linea a questa specie di preghiera metal.
Sonorità al limite del jazz innervano “Get on your knees”, una specie di ballad, ma secondo gli stilemi cari al gruppo toscano. Con “Communion” l’atmosfera musicale ritorna cupa e incalzante, per un altro brano di qualità.
Forti dei 500mila ascolti di “Mater Larvarum” su Spotify e delle 3 milioni di visualizzazioni dei video estratti dallo stesso disco, i Deathless Legacy hanno lavorato sull’artwork, curato dal batterista Andrea Falaschi, noto anche per avere lavorato per altri importanti gruppi come Delain, Elvenking e Temperance.
Qualche accenno gotico arricchisce “Indulgencia Plenaria”, che viaggia con una potente sezione ritmica, con la suadente voce di Steva, una orchestrazione horror grazie a tastiere molto intense, sinfoniche. “Oblivion” aumenta la velocità di esecuzione, guidata da un giro pianistico decisamente efficace di un protagonista assoluto del disco, Alessio Lucatti, che suona anche nei Vision Divine, per un brano sofferto, con un break chitarristico e un solo di tastiera al suo interno. Maestosa e sinfonica è “Spirit Santus Diabolicus”, che trasporta l’ascoltatore in una dimensione molto esoterica, per uno dei brani più riusciti e particolari del comunque notevole “Damnatio Aeterna”, nel quale la chitarra mi pare si avvicini a sonorità che caratterizzano il djent, comunque con un risultato veramente ottimo.
Sonorità più rarefatte introducono “Sanctified”, una specie di ballata horror dove il basso si ritaglia uno spazio importante, supportando il cantato, che dimostra la versatilità di Steva, capace di interpretare le varie espressioni musicali con autorevolezza.
In realtà la band dimostra tutta di essere in grande armonia, elemento che ho riscontrato nelle diverse esibizioni live che ho avuto la fortuna di vedere, che mettono sempre in grande risalto il connubio imprescindibile di questa band con l’aspetto teatrale della performance live. “Damnatio Aeterna” è una specie di concept album, che si articola sulle vicissitudini di uno spirito, Malchrum, che si materializza in un prete che viene portato sulla strada del peccato e del male. Una ricerca, che i Deathless Legacy hanno sempre dimostrato, di proporre temi non banali né supersfruttati e che attinge anche a un evidente spessore culturale dei membri stessi della band, che ama esprimersi, almeno a livello di titoli, utilizzando il latino.
“Mother God” si muove in territori power-speed, con parti più arpeggiate, con le tastiere meno in evidenza e una sezione ritmica in gran forma e una chitarra che disegna un assolo importante. “Nightshade” torna a una forma evoluta di horror metal, potente ma allo stesso tempo piuttosto melodico, con un buon ritornello e sonorità piene. Tastiere “spaziali” molto evocative lanciano e caratterizzano “Gehenna”, altro brano horror-style, raffinato e con cambi di scenario, che chiude alla grande il long-playing, altamente consigliato per chi non ha pregiudizi sulla provenienza della musica. Del resto, almeno per queste sonorità, di meglio, nel mondo, c’è davvero poco. Gli stessi The Crypt, che suonano musica simile guidati dall’ex-Candlemass Endling, non sono, a mio parere, al loro livello.
Voto: 8/10
Massimiliano Paluzzi















