I Darktrace sono una compaggine brasiliana dedita al thrash metal e nati da poco. LA formazione è del 2020. Ad inizio anno hanno rilasciato un singolo “Born to die” e quindi ritornati a noi con un album dal titolo omonimo piuttosto interessante, pur essendo un lavoro leggermente datato come appeal, ma essendo il loro primo lavoro alcune scelte sono “abbuonate” proprio perché è un esordio.
Come appena segnalato ci sono i classici stilemi e le classiche formule tipiche del thrash metal a stelle e strisce anni 80 e 90. Riff pesanti di chitarra, parecchio in stile Testament e primi Metallica; un basso non particolarmente percepibile, se escludiamo alcuni fraseggi che comunque hanno un volume basso rispetto al resto, e delle batterie esageratamente secche, in tipico stile primissimi Kreator, e con dei livelli troppo strani dei volumi delle percussioni. La voce prende a piene mani da Chuck Billy, a sottolineare la dipendenza verso i Testament.
Come scritto prima, se alcune scelte di campo si fanno passare perché siamo di fronte ad un esordio, altre cose stridono troppo e rendono l’ascolto scomodo. Le scomodità principali sono derivate dalle batterie: Un rullante invasivo e non solo con delle equalizzazioni “secche” ovvero troppa punta, nessuna frequenza, o quasi, bassa, ma in primis il volume troppo alto. Dall’altra dei riverberi altrettanto invasivi per tom e cassa/doppia cassa e le code dei piatti troppo lunghe.
Per il resto abbiamo un album dignitoso in puro stile thrash metal anni 80/90 in tutto e per tutto. Stesse distorsioni, stesso stile, stessa metodologia di composizione e di arrangiamenti scarni e diretti verso un certo tipo di modus operandi un pochino vetusto e datato anche per il thrash.
Brani quali: “Coldblood”, “Fear, sadness, hate, disillusion”, il singolo “Born to die” e “Nightfall” che chiude l’album sono i brani che hanno qualcosina più della media degli altri brani, pur soffrendo delle pecche di cui sopra.
A conclusione di questa mia recensione, direi che la band ha bisogno di una mano in studio; che se per l’esordio, in autoproduzione, lo si accetta così un pochino grezzo e “ruspante” e gli si da la sufficienza per incoraggiarli, un secondo album con gli stessi errori di mixer e con le stesse pesanti influenze da certi gruppi nominati poco sopra potrebbe non esserci altre sufficienze per loro.
Quindi consiglio alla band:”Cercate di fare musica vostra e non quello che farebbero i Testament, i Metallica, gli Overkill o i D.R.I., ma cosa farebbero i Darktrace”. Per voi lettori vi dico che questo è un album per gli appassinati del thrash vecchio, per chi cerca nuovi suoni o nuovi stili o scelte differenti dal solito non è cosa che dovreste ascoltare.
Voto: 6/10
Alessandro Schümperlin















