La ripubblicazione di “Goatlord”, nudo e crudo e senza i “vocal overdubbing” aggiunti del 1996, merita più che una semplice recensione. Le complesse vicende che hanno portato a concepire e poi ad abortire quest’album meritano una disamina attenta sulla peculiare attività musicale dei Darkthrone fin dai loro esordi discografici. Ad onor del vero, e cercando di essere il più possibile oggettivi.
Non vi è bisogno, innanzitutto, di specificare quanto i Darkthrone siano stati importanti come prime movers dell’intera scena Black Metal norvegese. E quanto capolavori come la triade maledetta “A Blaze In The Northern Sky”/”Under A Funeral Moon”/”Transylvanian Hunger” sia stata imprescindibile per ogni fan del genere. Di per contro, sappiamo che più avanti i nostri si sono concessi spesso la libertà di spaziare attraverso i sottogeneri più disparati del Metal, come le puntate nel Metal classico di “Arctic Thunder”, nel Doom di “Eternal Hails……” e addirittura nell’Hardcore Punk di “F.O.A.D.”, anche in questo apparendo estremamente controversi, e spesso dividendo il pubblico tra estimatori ad oltranza e detrattori (finanche i blackster tra questi). Ad aumentare la confusione c’è il fatto che i cari vecchi ‘throne sono partiti musicalmente da lidi Death Metal, come dimostra il loro primo album “Soulside Journey” del 1991. Oltretutto, abbiamo un periodo intermedio nel passaggio da Death a Black, simboleggiato da un album, ancora di impronta Death (piuttosto “tecnicheggiante” e spesso tendente al Doom) pronto per essere inciso come seguito di “Soulside…” ma mai integralmente realizzato e pubblicato nella sua forma definitiva, non andando oltre alla forma di un rehearsal demo senza vocals. Purtuttavia, dopo la pubblicazione del terremotante “Panzerfaust”, i Darkthrone decisero di “vocalizzare” le vecchie demo di quell’album e darlo alle stampe con il titolo di “Goatlord”. Sicuramente un prodotto controverso, altrettanto capace di dividere il pubblico e far discutere parecchio.
Oggi i Darkthrone decidono di pubblicare solamente la versione demo strumentale del disco, quantomeno per documentazione storica. Ascoltando al momento presente questa rehearsal demo mai completata, con la sua resa sonora limitata ma abbastanza nitida, comprensivo di tutte le “chat” tra musicisti prima e dopo ogni brano, ci accorgiamo di parecchi elementi “veraci” che caratterizzavano i Darkthrone dagli inizi della loro avventura discografica, e che giocoforza non mancano ancora oggi nelle dichiarazioni e nelle attività (musicali e non) di Fenriz e Nocturno Culto. E ci rendiamo conto che i Darkthrone anche quando facevano Death Metal (a prescindere da quanto questo sottogenere possa piacere ai non appassionati, siano essi blackster o altro), ci sapevano fare con gli strumenti.
Ciò che mancava, secondo me, agli esordi della band, forse anche nel discorso di fondo dello stesso “Soulside Journey”, oltre che palesemente in queste demo, era una specie di “visione” capace di trasformare la loro dimensione musicale in qualcosa di profondo, spontaneo, oscuro se vogliamo, ma anche e soprattutto “selvaggio” ed “emozionale”. Tal scopo i Darkthrone hanno iniziato a raggiungerlo con la “Triade Maledetta”, prima citata, dei primi tre loro epocali dischi Black Metal. Qua invece ne vediamo solo dei piccoli sprazzi, un po’ grezzi, forse ancora limabili e bisognosi di attenta lavorazione e sviluppo collettivo. I mezzi tecnici non mancavano ai Darkthrone… e hanno dimostrato che lo sfociamento nel Black, volutamente limitando (ma senza impoverire) l’elemento tecnico/compositivo, andando avanti insomma a forza di “sottrazione” piuttosto che sterile “addizione”, i nostri si sono trovati a impersonare il luminosissimo “Lampo” nel buio “Cielo Nordico”, che li ha fatti brillare anche al di fuori dei confini della loro nazione di provenienza, trasformandoli addirittura in “profeti” (per molti blackster) del Black Metal stilistico più intransigente che esplose come tendenza musicale a partire dagli anni ’90.
In fin dei conti, chiedo e mi chiedo: valeva la pena di rimanere una canonica Death Metal band con un certo discorso tecnico-compositivo molto buono ma anche piuttosto stereotipato… oppure diventare prime-movers della nuova ondata Black Metal? In tutto e per tutto, la risposta intrinseca si trova, in negativo se vogliamo, nei riff ancora un po’ “finti” di “Goatlord” (alcuni dei quali poi ritemperati ed “emotivamente” ricalibrati per ricicciar fuori su “A Blaze…”). E in positivo, nei dischi migliori della dimensione Black Metal dei nostri.
Ah dicevate, riguardo i dischi più “eclettici”? Quelli sono appannaggio del potenziale fan. I Darkthrone sono gente spontanea e genuina. Non pretendono certo di esser maestri d’ogni stilema da loro toccato. Semplicemente, lo fanno. Mentre altri esitano e chiacchierano. Beh tra questi dischi ci sono alcuni che piacciono di più ad alcune persone, altri ad altre (ed io non sono assolutamente diverso da chi legge questa recensione e/o ascolta abitualmente i Darkthrone). D’altro canto, una band con questo grado di popolarità ha raggiunto una libertà artistica fortemente voluta (e questo non è poco, ricordiamocelo sempre), che può anche fare invidia a parecchie persone. Ma chi se ne frega. A noi i Darkthrone piacciono così come sono.
Voto 7/10
Alessio Secondini Morelli















