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Damnation Gallery: il lyric video di ‘Edge of a Broken Time’!

Damnation Gallery, “Il bello di questo contesto è che non abbiamo limiti”

"Broken Time è il risultato del normale processo evolutivo di una band che ha affinato ulteriormente la sua intesa e ha esplorato sé stessa più profondamente"

Siete appena usciti sul mercato discografico con un nuovo album in studio, potete presentarlo ai nostri lettori?

Intanto grazie per quest’opportunità! Broken Time è il risultato del normale processo evolutivo di una band che ha affinato ulteriormente la sua intesa e ha esplorato sé stessa più profondamente. Abbiamo giocato molto di più con tempi dispari, atmosfere più arcigne, maggiore attenzione nella ricerca timbrica nonché la collaborazione con ospiti di grande rilievo quali Roberto Falcao (che ci ha offerto suggerimenti in sede di produzione audio) e la voce di Steve Sylvester in uno dei brani del disco. Il tutto condito dalla collaborazione con Black Tears, Bloodrock Records e Nadir Promotion!

Come è nata la vostra band e quali sono le vostre origini?

La band è nata nel 2016 dall’idea di Low e Lord Edgard Halliday, col fine di unire le proprie esperienze pregresse e gusti in un’ottica divisa equamente dal punto di vista ideologico. Fra tutti e cinque abbiamo gusti completamente diversi: black/thrash, NWOBHM, death metal, doom e influenze prog si mescolano fra di loro in una maniera che facciamo davvero fatica a spiegare talvolta: è diventata la normalità!

Come è nato invece il nome della band?

Eravamo in una fredda sera fuori dalla sala prove e dopo la prima prova serviva un nome: sigaretta dopo sigaretta ci è venuto in mente di botto il concetto di questa galleria della dannazione che rappresentasse i demoni interiori di ognuno di noi in cui l’ascoltatore poteva proiettarsi.

Ci sono delle tematiche particolari che trattate nei vostri testi o vi ispirate alla quotidianità in genere? Che peso hanno di conseguenza i testi nella vostra musica?

Il bello di questo contesto è che non abbiamo limiti: i temi possono provenire dalla quotidianità (e quindi trasposti in chiave allegorica a matrice horror: cosa ci può essere di peggiore rispetto alla realtà odierna?) come anche essere situazioni inventate o immaginarie: la chiave interpretativa la dà Scarlet che, a seconda del tema narrato, adatta la voce al tessuto melodico di contorno.

Quali sono gli elementi della vostra musica che possono incuriosire un vostro potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del vostro nuovo album?

Un genitore quando ti parla del figlio cercherà sempre di tesserne le lodi, cercheremo quindi di non montarci la testa e di essere assolutamente onesti e umili, ahah! In tutta franchezza quello che possiamo promettere è che ciò che senti sul disco te lo ritroverai dal vivo in termini di grinta e di impostazione musicale. Cerchiamo di condire il tutto con la nostra espressività scenica senza però togliere nulla alla proposta musicale. In questo album abbiamo spinto l’acceleratore e abbiamo messo molta rabbia, abbiamo curato molto la parte di produzione e soprattutto ci siamo lasciati guidare dall’istinto: è un album che ci descrive in modo fedele.

Come nasce un vostro pezzo?

Dipende: alcuni brani nascono dall’idea del riff del singolo che viene lavorato poi in sala. Altri brani invece sono nati dall’improvvisazione diretta in sala (ed è su questa direzione che ci stiamo muovendo in maggior misura).

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale vi sentite particolarmente legati sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Probabilmente Angoscia è il brano più “sperimentale” dell’album non tanto come strutture o composizione, ma per il modo in cui abbiamo veicolato il sentimento attraverso la lingua italiana. Ci siamo sentiti subito in dovere di non snaturarne il concetto e pensiamo sia un brano che può dare veramente la sensazione di “pelle d’oca”.

Quali band hanno influenzato maggiormente il vostro sound?

Band come Necrodeath, Schizo, Bulldozer, Death SS, Opera IX, Cadaveria, Paradise Lost, Pentagram, Morbid Angel, Iron Maiden, Hell, King Diamond, Mercyful Fate, Dissection e Mayhem (fra le mille che ci sono) hanno contribuito alla nascita del nostro sound, sebbene ci siamo sempre sentiti personali nello stile.

Quali sono le vostre mosse future? Potete anticiparci qualcosa? Come pensate di promuovere il vostro ultimo album, ci sarà un tour con delle date live?

Stante la critica situazione è difficile fare dei programmi sul futuro in termini di live. Quello che sarà certo è che non appena sarà possibile torneremo dal vivo per promuovere l’album in maniera adeguata. Al momento proseguiremo a spingere dal punto di vista social per quanto riguarda i supporti fisici e digitali in vendita, intervallando questi sforzi alla scrittura di nuovo materiale, nella speranza di un pronto rientro alla normalità.

E’ in programma l’uscita di un album dal vivo o magari di un DVD?

Come summenzionato al momento non vi sono programmi in questa direzione, ma non è detto che in futuro non possa succedere qualcosa di questo genere.

Come giudicate la scena musicale italiana e quali problematiche riscontrate come band?

Possiamo parlare per la nostra esperienza: abbiamo avuto il piacere di condividere il palco con ottime band e di entrare in contatto con location molto interessanti e gestite con altrettanta attenzione. Pensiamo che le problematiche (quando sorgono) non siano da imputare al pubblico, ma al modo in cui tu – artista – lo coinvolgi. Se devi spingere quel pubblico ad ascoltarti in modo spasmodico c’è qualcosa che non va nella comunicazione o in quello che fai. Le problematiche, così come le definisci, sono il semplice evolversi delle cose, quindi la chiave è una sola: non aver fretta. Roma non è stata costruita in tre giorni, quindi con pazienza e umiltà continueremo a lavorare sodo affinché la musica che facciamo ci renda soddisfatti e possa far parte della colonna sonora delle giornate di chi desidererà ascoltarci.

Internet vi ha danneggiato o vi ha dato una mano come band?

Sicuramente la rete ha avuto un ottimo ruolo nella nostra nascita (anche perché senza di quello non avremmo mai potuto conoscere Scarlet!). Probabilmente è un po’ più complesso farsi spazio perché siamo tanti, ma anche lì è tutta una questione di tempistiche. Non è detto che se fossimo nati negli anni ’80 non avremmo avuto gli stessi problemi: c’erano le file nei locali e le risse tra band per salire sul palco e accaparrartelo!

Il genere che suonate quanto valorizza il vostro talento di musicisti?

Non è tanto una questione di genere quanto di filosofia interna della band: ciascuno nel suo singolo è tenuto e può esprimere tutte le sue sfaccettature di musicista sia dal vivo che in studio e, anzi, può essere un pungolo per migliorarsi!

C’è un musicista con il quale vorreste collaborare un giorno?

Domanda difficile, appunto, per le summenzionate diversità di gusto dei singoli… Ridurre a un solo artista è un vero casino. Qualcuno vorrebbe AC Wild dei Bulldozer o David Beckford degli Hell, qualcuno Mortiis, qualcuno Till Lindemann, qualcuno Demetrio Stratos o Dickinson… insomma ce n’è a bizzeffe.

Siamo arrivati alla conclusione. Vi va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

In questo periodo difficile dove ogni speranza e ambizione sembrano disgregarsi possa la musica essere il motore dei vostri giorni. Teniamo duro!

Maurizio Mazzarella

Tags: Damnation Gallery
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