Ci sono dischi che escono in tempi diversi da quelli in cui sarebbero dovuti uscire. Un esempio è quello di questo Ancient Tales…un disco che a cavallo dal il ‘96 e il ‘98 un ragazzino come quello che ero io al tempo, avrebbe probabilmente adorato…
Era il tempo dell’uscita di album strepitosi, come il Somewhere Out in Space, l’Episode, il Better than Raw, il Nightfall in the Middle Earth, il Rivalry e tanti altri bellissimi capolavori del genere power tedesco…(prima chiaramente del terremoto scaturito dai Rhapsody, che ridefinirono gli standard). Al tempo giravano ancora musicassette delle TDK o della Sony dove i ragazzini come me si “preparavano” compilation con il meglio della musica metal del tempo…si prendeva Metal Shock e si viveva la passione della Musica Metal con entusiasmo e si era immersi in una dimensione stupenda, questo perché le grandi band del genere erano davvero in uno stato di grazia che mai più si è verificato.
Ora alla fine di questo 2021 arriva qui sulla mia scrivania di GiornaleMetal il debut album di un progetto chiamato Crystal Skull, disco edito dalla Underground Symphony, composto praticamente da una One-Man band, al secolo Claudio “The Reaper” Livera, che in questo disco firma tutto: chitarre, bassi, voci, cori e arrangiamenti.
Il disco si propone di rimettere in moto nel cuore dei fan un sound e un modo di scrivere musica che rimanda a quei tempi d’oro: batterie veloci, riff fulminei, palm-muting serrati, assoli e linee vocali molto epiche e melodiche.
Un disco come questo sicuramente se fosse uscito nel ‘98 sarebbe stato sicuramente una delle uscite più interessanti del panorama metal italiano (come lo fu il Dragon’s Secreats degli Skylark). Oggi invece ha un sapore diverso un disco come Ancient Tales. I pezzi rispettano tutti i canoni del genere e sono fatti con passione, che è la componente più meritevole di questo platter. Lungo le nove tracce del disco si percepisce che è stato frutto di attento studio e con grande impegno del nostro Claudio.
La proposta quindi è un ottimo revival di un genere musicale che ungo questi 20 anni circa che ci separano dalla “Golden Age” si è spento e ha perso molta forza purtroppo…i tempi sono cambiati come il mondo stesso.
La produzione forse è l’unica nota dolente del disco, purtroppo la gestione del mix e del master sembrano deficitare di alcune rifiniture a livello sonoro che al giorno d’oggi avrebbero dovuto portare maggiore attenzione. (ricordiamoci che non siamo più nell’era del demotape, ma in quella di Logic, ProTools e Cubase). Forse se il disco in questione fosse stato prodotto con più mezzi avrebbe dato modo di ampliare lo spettro sonoro del progetto Crystal Skull.
Dalle note biografiche in nostro possesso, il lavoro dovrebbe essere il primo di una trilogia, ci auguriamo quindi la stessa qualità di songwriting con un maggiore sforzo sulla produzione.
Interessante l’artwork che impreziosisce il supporto fisico del disco, opera di Fabio Babich, che da un tocco di originalità a un prodotto che si differenzia dalle “solite” copertine iper-digitali e prive di un senso artistico, ma solo esteticamente interessanti.
In definitiva possiamo dire che il progetto Crystal Skull ha buone possibilità di dire la sua nel genere in cui si è voluto proporre, attendiamo con buon auspicio il proseguimento di questa opera…
Voto: 7/10
John Sanchez















