Combo teutonico questo Cryptobiosis, che con questo “Chainsaw crucifixion” si presentano al pubblico per la terza volta grazie ad Art gates records.
Musicalmente la band è piazzata in modo assolutamente “stabile” e facilmente riconducibile al death-thrash teutonico, in cui troviamo come baluardi della scena band quali Sodom, Destruction e Kreator; a cui si deve aggiungere una bordata ritmica parecchio vicino ai Malevolent Creation.
Quindi strutture compositive, rodate, conosciute e assolutamente tritaossa senza mezzi termini. Chitarre particolarmente “mediose”, veloci ed affilate. Basso poco percepibile, purtroppo, ed un batteria piuttosto secca per quello che comporta rullante e tom.
Voce gutturale “d’ordinanza” che non lascia scampo.
Album sicuramente senza grandi estri poetici, ma che è diretto, senza fronzoli e senza mezzi termini. Brutale, diretto, violento e veloce. Come dico spesso, la ricerca dell’innovazione “fa bene alle band”; a meno che la band non decida palesemente di fare una scelta di campo ben definita, come hanno fatto i Cryptobiosis, di restare fedeli alle tradizioni declinando con un gusto personale le scelte storiche del death e del thrash.
“NecrObese”, “CoVoid 19”, la title track “Chainsaw cricifixion” con assolo di motosega, la combo “With strange Aeons” e “Even death may die” che è palese tributo a Lovecraft (“…e dopo strani eoni pure la morte può morire”) e “Celestial noise” sono brani che danno la dimensione di quello che è per la band il death-thrash, ma “banalmente” il che cos’è la musica per i Cryptobiosis.
Di certo un lavoro per gli appassionati del genere, di si curo questo è un platter per chi è “fedele alla linea” ed alle tradizioni del death anni 90 e primi duemila. Per gli altri dubito che sarà un lavoro di grande interesse. Resta certo che la band sa il fatto suo e che non le manda a dire come capacità di rullocompressione e di capacità distruttiva sonora. MA come ho detto deve piacere il genere.
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin















