Secondo disco per i Cristiano Filippini’s Flames of Heaven, progetto guidato dall’omonimo polistrumentista – chitarrista, compositore e tastierista – che vede alla voce Marco Pastorino dei Temperance. La band è composta per 3/5 dagli ex Killing Touch (la creatura di Michele Luppi): il chitarrista Michele Vioni, il bassista Giorgio Terenziani e il batterista Paolo Caridi, ai quali si aggiungono Pastorino e, naturalmente, il deus ex machina Cristiano Filippini.
Il nuovo album, “Symphony of the Universe”, arriva a cinque anni di distanza dal debutto “The Force Within” e riesce non solo a eguagliarne la qualità compositiva, ma in diversi frangenti a superarla. Il disco è ottimamente suonato e beneficia della produzione impeccabile di Simone Mularoni, capace di esaltare sia il carattere dei singoli strumenti sia l’anima delle varie tracce.
L’artwork, curato da Stan W. Decker, richiama per impatto visivo e palette cromatica quello di “From Chaos to Eternity” dei Rhapsody of Fire.
La tracklist risulta ben bilanciata: si alternano infatti sfuriate power metal con doppia cassa indemoniata, brani più hard rock-oriented e momenti più distesi e melodici, come le ballad. Nel complesso il disco suona fresco, fatta eccezione per un paio di episodi caratterizzati da alcuni déjà-vu, soprattutto nei ritornelli.
In particolare, il ritornello di “On the Wings of Phoenix” ricorda a tratti quello di “Eagle Fly Free” e “Just a Little sign” e, forse, anche di qualche altro brano che al momento non riesco a identificare con precisione.
Allo stesso modo, “The Archangel’s Warcry” rimanda nel refrain a “Power of the Dragonflame” dei Rhapsody (quando ancora si chiamavano semplicemente così). Si tratta, ovviamente, di richiamI naturali se si considera quanto Helloween e Rhapsody abbiano influenzato Filippini: non parliamo di plagi, ma di somiglianze che possono dare una sensazione di “già sentito”.
Tra gli episodi più freschi e convincenti troviamo “Midnight Riders”, “Flame from the Sky”, “Dark Side of Gemini” e la title track, con queste ultime due che probabilmente svettano come i momenti migliori dell’intero lavoro.
Una menzione particolare merita “When Love Burns”, brano che mescola l’hard rock a tinte glam dei primi Mötley Crüe con quello dei Bon Jovi degli anni ’80. Il ritornello è un’autentica martellata che si imprime subito nella mente, ripetuto fino allo sfinimento: soluzione che, alla lunga, potrebbe risultare eccessiva, ma che nell’immediatezza funziona.
Per parafrasare un noto slogan, adattandolo allo spirito di questa recensione: “Cristiano Filippini non vende sogni, ma solide realtà !”. Il talento del musicista è indiscutibile e la sua crescita nel panorama è evidente. Non sorprende, infatti, che il manager tedesco Limb Schnoor abbia deciso di puntare su di lui, dopo aver lanciato altri nomi nostrani di peso come Eldritch e Rhapsody (of Fire).
Voto: 7/10
Stefano Gazzola















