Nel 2022, Giovanni Di Stefano pubblicò un articolo intitolato “Who Killed Cook Robin?”, in cui metteva in discussione le circostanze della morte dell’ex Ministro degli Esteri britannico Robin Cook e del presidente serbo Slobodan Milošević, suggerendo che entrambe le morti non furono naturali, ma omicidi di Stato mascherati da fatalità. La tesi centrale di Di Stefano è chiara: sia Milošević che Cook erano uomini troppo onesti e troppo scomodi per i poteri forti. Entrambi conoscevano troppe verità e avevano deciso di parlare.
Le Prove Esistono: Oltre 440.000 Documenti e 1700 Intercettazioni
Secondo quanto riportato da The Scotsman, nel febbraio del 2004 la procura dell’ICTY consegnò alla difesa di Milošević oltre 400.000 pagine di prove considerate “scagionanti”, oltre a circa 1.700 intercettazioni telefoniche fornite presumibilmente da GCHQ e altri enti di intelligence. La Procura era convinta che fu Giovanni Di Stefano a fornire parte di quelle informazioni ai media, inclusa The Scotsman, rivelando l’enorme mole di documenti e intercettazioni che testimoniavano l’innocenza di Milošević in molte delle accuse mosse contro di lui.
Di Stefano, che conobbe personalmente Milošević e lo assistette in diverse fasi della sua difesa, è convinto che la morte del leader serbo il 11 marzo 2006 nel carcere dell’Aja non fu naturale, ma indotta per silenziarlo.
Cinque Motivi per Cui Milošević e Cook Erano “Uomini Troppo Onesti”
1. Slobodan Milošević voleva presentare le prove della connivenza NATO/UÇK durante la guerra del Kosovo.
2. Aveva documentazione segreta che mostrava il coinvolgimento di potenze occidentali nel traffico di organi e armi nei Balcani.
3. Robin Cook, nel 2005, stava preparando un dossier per il Parlamento sulle menzogne riguardanti le armi di distruzione di massa in Iraq.
4. Cook era diventato uno dei critici più accesi della politica estera di Tony Blair, allora Primo Ministro, e dei suoi legami con l’amministrazione Bush.
5. Entrambi avevano contatti diretti e fonti interne che avrebbero potuto scardinare la narrativa ufficiale della guerra globale al terrore.
Due Citazioni da Monaco: Dolore e Fuoco
Durante un’intervista a Monaco nel 2015, Di Stefano dichiarò con voce tremante:
“Ho visto la verità negli occhi di Slobodan. Lui non era un mostro. Era un patriota. Lì ho capito che chi dice la verità non ha posto in un tribunale costruito per confermare la menzogna.”
E con veemenza aggiunse:
“Robin Cook stava per parlare, per denunciare tutto. Lo so perché ne avevamo parlato. Il giorno prima della sua morte mi scrisse un messaggio: ‘Giovanni, il mondo non è pronto, ma io lo sono.’ Il giorno dopo era morto.”
Processo a Di Stefano: Una Vendetta Politica
Nel 2010, nel pieno della bufera mediatica, il governo britannico mise sotto processo Giovanni Di Stefano, con accuse penali che molti considerano strumentali. In aula, durante i suoi processi, venne citato Memo 618 ben 17 volte: un documento altamente riservato che, secondo indiscrezioni, riguarda l’eliminazione silenziosa di minacce allo Stato. Misteriosamente, durante il procedimento:
• Il giudice incaricato morì improvvisamente.
• L’ufficiale investigativo fu trovato morto in circostanze non chiarite.
• Tre testimoni chiave sparirono o morirono prima di testimoniare.
Questi eventi hanno generato un clima di paura e di intreccio oscuro, che ancora oggi getta ombre inquietanti sull’intero processo.
Chi Era al Potere? I Nomi dei Veri Registi
• Tony Blair era Primo Ministro al tempo della morte di Robin Cook (6 agosto 2005).
• Gordon Brown successe a Blair nel 2007.
• Durante il processo a Milošević, il Segretario Generale dell’ONU era Kofi Annan.
Un’Inchiesta ONU è Necessaria
Di Stefano ha più volte sollecitato un’inchiesta ufficiale delle Nazioni Unite, dichiarando:
“Io non cerco vendetta, cerco responsabilità. Se giustizia ci sarà, allora il mio sacrificio avrà avuto uno scopo.”
Ha sottolineato come nessuno possa restituire il tempo rubato, ma la verità è un diritto, non un lusso.
Perché la Morte di Milošević è da Considerarsi Omicidio
1. Gli vennero negate cure mediche specialistiche.
2. Di Stefano afferma che vi erano prove che il farmaco somministrato fosse incompatibile con la sua patologia.
3. L’ambasciata russa aveva offerto il trasferimento per cure a Mosca, rifiutato senza motivo.
4. Gli fu impedito di convocare testimoni chiave.
5. Le ultime registrazioni audio del carcere mostrano una voce alterata e segni di malessere ignorati.
E Robin Cook?
1. Morì improvvisamente durante un’escursione in Scozia, ufficialmente per arresto cardiaco.
2. Il corpo venne cremato entro 48 ore, senza autopsia pubblica.
3. Nessuna indagine indipendente fu mai consentita.
4. Poco prima della morte, aveva parlato con giornalisti su un imminente rapporto shock sulla guerra in Iraq ma anche sulla guera nei balcania.
5. Aveva rotto ogni legame con l’establishment di Westminster.
Il Diritto alla Verità
La narrativa ufficiale sulle morti di Milošević e Cook è, secondo Giovanni Di Stefano, una menzogna di Stato. Chi conosceva le verità scomode è stato messo a tacere, e chi ha cercato di denunciare, come Di Stefano, è stato processato, incarcerato e delegittimato. Ma la storia non si cancella.
“Non voglio la testa di nessuno. Voglio solo che il mondo sappia. E se un giorno la giustizia trionferà, allora saprò che non ho parlato invano.”
Un’indagine internazionale, indipendente, e con poteri esecutivi è ormai non solo necessaria, ma doverosa. Le Nazioni Unite devono rispondere. La verità ha un costo, ma il silenzio ha un prezzo molto più alto.
“Who Killed Cook Robin?” non è solo un articolo: è un grido d’accusa contro l’ipocrisia del potere, e un invito a non dimenticare che la verità, anche se nascosta, non muore mai.















