Certamente è un gran disco, con il solo difetto di sembrare composto ed eseguito da un’altra band. Volendo sintetizzare al massimo il giudizio, potrebbe essere questa una valutazione esaustiva e completa su “Illusions” dei canadesi Borealis, certamente un prodotto che ha molti punti a suo favore e solo uno contro.
Cominciando da quest’ultimo, il lato negativo è la somiglianza talvolta imbarazzante con gli Evergrey e il cantato di Tom Englund che è molto suggestivo nel trascinare la parte finale delle note. Una tecnica interpretativa che viene spesso copiata, come nel caso di Matt Marinelli, voce e chitarra di Borealis, che sarebbe comunque riduttivo indicare come una sorta di cover band del gruppo svedese.
Ci sono affinità anche nella orchestrazione e non solo nel cantato, ma “Illusions” è veramente un bel disco, sia come temi proposti che come resa sonora complessiva .
Si parte con una curiosità : una titletrack che è una introduzione, con i vocalizzi di Cristine Hols , che sfocia poi in “Ashes to rain” con uno strepitoso riff power sinfonico e un grande intermezzo di sintetizzatore, per un brano top. Nei sette minuti di “My Fortress” si fondono melodia e potenza, su un tappeto musicale classicamente power di chitarra e tastiere, con una parte centrale dove emerge una linea chitarristica davvero molto bella. Si affaccia uno speed metal d’annata con “Pray for water” con il cantato di Marinelli che è più che mai molto vicino a quello di Englund.
I brani sono sempre piuttosto articolati al loro interno e la band, il citato Matt Marinelli, l’altra chitarra Ken Fobert e la sezione ritmica Aiden Watkinson al basso e Sean Dowell alla batteria, dimostra perizia tecnica. A loro va aggiunta una figura molto importante, il polistrumentista e compositore Vikram Shankar (Silent Skies,Redemption, Lux Terminus) che ha curato anche l’azzeccata orchestrazione dando al suono quella componente lirica e sinfonica di grande livello che “Illusions” esprime, di cui “Burning Tears” ne è un autorevole esempio.
La potenza del riff è la caratteristica che emerge in “Believer” che presenta un assolo piuttosto classico, decisamente lungo e variegato. “Light of the sun” offre un finale molto teatrale, mentre “Face of Reality” è uno dei brani dove maggiore è la somiglianza con Evergrey. “Burn me alive” fa riflettere sull’eventuale uso di una drum-machine, un effetto che si presenta anche in altri brani, insieme ad altri effetti elettronici che arricchiscono il suono. La citazione “Abandon all hope” è il titolo di un pezzo fra i più sinfonici dell’album, molto vicino a certe produzioni Nightwish, mentre la finale “The Phantom Silence” è la degna conclusione, con vari riff e variazioni sul tema power, di un disco molto bello, certamente da ascoltare senza pregiudizi relativi al tema centrale della somiglianza di cui ho scritto prima.
Voto: 8/10
Massimiliano Paluzzi















