Avevo lasciato la band ligure nel 2003 quando acquistai il loro debut album ( ad essere onesti per la sola presenza di Roberto Tiranti ospite alla voce ) , li ritrovo nel 2021 in occasione della recensione del loro nuovo album dal titolo ” Last But Not Least ” appena uscito per l’etichetta genovese Diamonds Production.
Voglio precisare che dal 2003 ad oggi la band ha pubblicato diversi dischi ( ero io che nel frattempo ne avevo perso traccia ) , cambiando piu’ volte formazione , ma al centro del progetto c’e’ sempre stato il bassista Steve Vawamas: padre fondatore degli Athlantis , che ha prodotto , mixato e masterizzato questo” Last But Not Least “. Oltre a Steve , troviamo Pier “Malmsteen” Gonella alla chitarra , Mattia Stancioiu alla batteria ( numero uno !! ) , Stefano Molinari alle tastiere e Davide Dell’ Orto ( Drakkar – Verde Lauro ) .
Il genere proposto dagli Athlantis spazia dall’ heavy al power melodico, tutti i brani portano la firma di Steve ( tranne il brano “Stranded”) , le composizioni risultano “fresche”, mai “noiose” e prive di quel effetto “deja-vu” tipico di “certe” produzioni “nostrane” -e non e’ poco-.
Si parte con “Broken Soul” dove si riconosce ,dal riff iniziale, il tocco delle sei corde del “maestro” Gonella , “Scream louder” inizia sorniona per poi accellerare in una classica power-song ; tracce dei Vanexa nel brano “Cursed Time” scandito dal suono dell’ hammond e dalla strepitosa prova vocale di Davide.
“Devil or woman” traccia melodica sullo stile di “Broken soul” , la cui struttura ed il riff di chitarra rimandano ai Dokken che furono -George Lynch era- , un bel giro di chitarra hard-blues accompagnato dal pianoforte anticipano un bellissimo solo di un sempre “strepitoso” Pier Gonella !
“Falling star” up-tempo ruffiano al punto giusto, dove la chitarra di Pier riesce a dare il “bianco” per l’ennesima volta e la voce “graffiante” di Dell’ Orto chiude la canzone con un “acuto” davvero impressionante ( non il classico acuto alla “Kiske” cui molte power metal band ci hanno abituato ).
“Stranded” e’ il brano scritto a quattro mani da Steve e Stefano Galleano ( che per l’occasione , suona anche la chitarra ) : violino e piano aprono questa ballad malinconica davvera bella ed emozionante , nonostante i suoi 7 minuti di durata che scorrono via velocemente.
“Me and you” e’ un up-tempo scandito da suoni di tastiera “psichedelici” , dove mi ha particolarmente impressionato la sfuriata “batteria-chitarra” durante l’ennesimo assolo che farebbe rabbrividire lo stesso Malmsteen !
“Waiting for you” :un cane che abbaia anticipa la partenza a razzo della doppia cassa, per questa power song dove Davide “morde” letteralmente la canzone fornendo una prestazione davvero superba ,coadiuvato come sempre dall’estro chitarristico di Pier e di tutta la sezione ritmica.
“Much Stronger” e’ la traccia posta in chiusura , dalle atmosfere inizialmente piu’ “cupe”( in stile “Gates of Babylon” dei Rainbow) e che diventano piu’ “ariose” nel ritornello ; il brano aumenta i giri salendo di intensita’ e velocita’ e sfocia in un bellissimo solo di chitarra prima e di hammond poi :ottimo finale !
La produzione non e’ il massimo e forse penalizza un po’ il risultato finale ,ma va dato atto che il disco suona “vero” e non plasticoso come tantissime produzioni moderne ( nostrane e non ), una band che ci ha messo anima e corpo ( e cuore ) e ha sfornato questo disco per “un credo” ( e non per il “Dio” denaro) : la passione per il rock, quello vero!
Voto: 7,5/10
Stefano Gazzola















