Con colpevole ritardo (colpa mia) parliamo del secondo disco di questo combo latino-americano che ha sede a Los Angeles. Giunti al secondo album, dopo l’esordio di “Illusions” del 2020, gli Anthea si autoproducono “Tales Untold”, dando vita a un disco discreto, che si colloca nel filone del prog sinfonico, con forti venature power e tante altre influenze, compreso il death melodico, con le voci alternate, entrambi maschili. Piace l’orchestrazione che evoca in taluni casi atmosfere molto brillanti, anche se resta in sospeso una definizione più chiara del genere e degli obiettivi, spesso confusi.
Gli Anthea sono Diego Valadez – voce/tastiera, Juan Pina – chitarra/scream vocali , Marcos Mejia – chitarra, Eric Guerrero – basso e Peter Vasquez – batteria e il disco si apre con la title-track, un power-prog molto ritmato che si esalta nella fase finale proprio con una combinazione di tastiera e chitarra che creano quella atmosfera di cui parlavo prima. E’ più tecnologica “Ascendance” che presenza influenze addirittura gotiche nello sviluppo vocale. “Songs for winter” inizia con un pianoforte, poi il brano muta forma mantenendo una connotazione corale, mentre “The Deceiver” propone un riff power-speed con uno sviluppo vocale che ricorda quelli che hanno reso famosi gli Evergrey.
Il brano migliore, a mio parere, è “Sapiens” che si avvale di una ritmica tribale per poi operare su ambiti molto progressivi. Brano molto elaborato e anche molto bello, che dimostra che è probabilmente questa la dimensione migliore della proposta musicale degli Anthea. Il disco prosegue con la ballata semiacustica “Memoriam” molto malinconica e certamente un omaggio funebre, visto che purtroppo le note biografiche sono addirittura assenti, seguita dalla ritmata song sinfonica “Looking Glass”.
Ancora power sinfonico con “Empyrion” con la contrapposizione fra la durezza della chitarra e la melodia della tastiera, più o meno come “Sunder Heart”, dove prevale la voce scream, il tutto con la ciliegina sulla torta di uno splendido assolo tastieristico. Una ballata elettrica con insistenza sull’aspetto melodico e di più facile presa, “In Time”, chiude l’opera seconda degli Anthea, che aspettiamo a un terzo disco ancora più maturo nella fase di composizione, per un gruppo attualmente di retrovia, ma che dimostra passione e amore per la musica.
Voto: 7 / 10
Massimiliano Paluzzi















