Un attimo di attenzione, prego. Stiamo per parlare di una band che proviene da un paese, l’Iran, dove il Metal è proibito a tal punto che si rischia di esser arrestati… e frustati! Così com’è già avvenuto non molto tempo fa ad una band di loro connazionali (i Confess). Ha! Che bello! Bene, ai nostri amici Angband non importa assolutamente nulla. E impudicamente in faccia al loro repressivo sistema nazionale, eccoli sfornare il loro quarto album. Un album caratterizzato da una produzione discreta, pulita ed abbastanza energica. Le sonorità dei nostri fratelli iraniani vertono su un Metal abbastanza tradizionale ed ottantiano. Caratterizzato forse da uno stile un po’ retrò, e probabilmente con un paio di piccolissime imperfezioni tecniche qua e là… ma suonato con una passione ed una veemenza che davvero commuovono. Addirittura, in alcuni brani sono centellinati alcuni piacevoli interventi di qualche strumento a fiato della tradizione folk iraniana, che non snaturano ed anzi “esoticizzano” simpaticamente il Metal degli Angband. Un plauso particolare alla buona performance vocale del singer Tim Aymar (noto in precedenza per i Control Denied di Chuck Schuldiner) e agli assoli di chitarra, piuttosto avvezi alla melodia, di mister Mahyar Dean. Il voto è incoraggiante, con l’augurio che in un futuro prossimo bands come gli Angband possano esibirsi dal vivo in patria senza cadere nelle terribili leggi del codice penale iraniano. Coraggio Fratelli, siamo con voi!
Voto: 7/10
Alessio Secondini Morelli















