Andrea Chimenti ha iniziato negli anni 80 con i Moda passando a quello che è oggi un progetto a cavallo tra il cantautorato e la vecchia formula della new wave e delle frange ad essa collegata; quindi dinamiche quasi folk, quelle di poesie decantate con sottofondo musicale e a volte dinamiche poderosamente post punk.
Di fatto abbiamo un lavoro che è fuori dai meccanismi di mainstream e di formule di musica “usa e getta”.
Considerate oltretutto che questo è il suo decimo album come solista e che venne rilasciato a sei anni di distanza dal precedente e il percorso è quello che parzialmente abbiamo visto e, soprattutto, sentito nei nove album precedenti. Troviamo parecchie persone che collaborano insieme a Chimenti partiamo con la collaborazione sia come produttore che arrangiamenti con Cristiano Roversi (Moongarden); quindi abbiamo David Jackson(Van Der Graaf Generator) al sassofono, Antonio Aiazzi(lo scrivo ma sarebbe superfluo comunque: ex Litfiba) quale coautore di due brani. Abbiamo anche Saro Cosentino alla chitarra; Giorgio Cedolin alla batteria. Quindi Ginevra Di Marco (ex CSI) alla voce di un brano, Francesco Magnelli pianoforte (CSI e CCCP) e Fabio Gavalotti al basso (Moda).
La combinazione di cantautorato, dicevo, con le frange di un certo tipo di dark e di dark wave è curioso. Troviamo delle atmosfere che vanno a cavallo tra De André, i Einstürzende Neubauten, Bowie quello più intimistico, a delle parti ripeto di poesie decantate con sottofondo sonoro e a volte “dissonante”. Non dissonante per mancanza di armonia ma distante il suono dalle parole proposte e dai vocalizzi, creando comunque un connubio molto intenso e accattivante.
Il lavoro è di alto livello, ma bisogna essere “avvezzi” a certi cambi e a certe formule non consuete e soprattutto non rock, nel senso più stretto del termine, e certamente non metal.
Abbiamo dei registri vocali molto accattivanti, Chimenti ha una voce melliflua, profonda e suadente. Le batterie risultano interessanti, complete anche se con una scelta di registri medio-alti quasi a lasciare altrove le frequenze più basse.
Le chitarre interessanti si districano tra arpeggi, riff e melodie cambiando pelle con una velocità incredibile, ma con una risoluzione empatica altissima.
Basso presente e ben udibile che danza una sua personalissima “ballata” durante tutti gli undici brani.
Gli undici capitoli di questo lavoro vanno ascoltati con mood e attitudine. Non è un lavoro da ascoltare distrattamente e neppure con un animo già “depresso”, renderebbe più pesante l’ascolto
Personalmente ho trovato “Ky” acronimo di Kyrie Eleison, “Beatissimo”, “Allodola nera”, “Garcia”, “Bimbo” e “Oltremare” come brani più evocativi. Sia chiaro che anche gli altri brani sono particolari e con un pathos non indifferente.
“Il deserto, la notte e il mare” è un’analisi che Andrea Chimenti fa di questo periodo dando una sua personalissima interpretazione di quelli che sono i punti di luce e di ombre del vivere attuale tutto grazie a metafore, citazioni poetiche e letterarie nonché cinematografiche.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















