Ciao Andrea, benvenuto su Giornale Metal! E’ uscito il tuo nuovo lavoro “Horizon” che tu hai composto e suonato assieme ad Alex e Paolo Polifrone. Un ritorno sulle scene in un periodo nero per tutta la musica. Sei soddisfatto del risultato ?
Si molto, mi preoccupava il lavorare a distanza, non perché io non lo abbia mai fatto, oggigiorno è una cosa normale, ma per certe cose amo ancora il suonare insieme in studio in diretta senza tanti fronzoli e ritocchi. Siamo riusciti ad avere comunque lo stesso approccio, di ogni brano con una take unica senza alcun intervento di editing in post produzione, questo mi piace e il risultato mi soddisfa.
“Horizon” è un lavoro che possiamo definire Rock ma che possiede al suo interno anche un’anima più melodica, ne sono la dimostrazione le due ballad che aprono e chiudono il disco ossia “Uno di questi giorni” e “Un amore da vivere”. Come mai la scelta di inserire due pezzi del generi e cantanti in italiani? E’ stato un omaggio al nostro paese?
Ho deciso di inserire due brani, in italiano perchè mi piace ricordarmi che sono italiano 🙂 anche nel disco precedente nel quale i brani erano tutti cantati ma in inglese avevo inserito un brano in italiano. Ho scelto di realizzare questi due perchè pur parlando dello stesso argomento sono in netta contrapposizione, sono le due facce della stessa medaglia e da qui anche la scelta di metterne uno in aperture e uno in chiusura.
Personalmente ho apprezzato molto pezzi come “Irish Storm”, più sperimentale degli altri, in cui è presente Francesco Moneti, violinista dei Modena City Ramblers che ci regala un piccolo intermezzo veramente molto suggestivo. Ascoltandolo mi sono venuti in mente i Jethro Tull e certe cose dei Led Zeppelin. Puoi dirci di più?
Francesco è un caro amico e mi faceva piacere riuscire a coinvolgerlo e avere il suo talento almeno in una traccia, da qui l’idea di scrivere un brano che avesse sapore irlandese ma con un’intenzione rock ed è venuto fuori Irish Storm nel quale Francesco offre un intermezzo, come hai detto tu, emozionante.
Uno dei tuoi punti di riferimento musicali è sicuramente Jimi Hendrix. Ascoltando il disco si può sentire molto la sua influenza sul tuo modo di suonare, ma sicuramente non è il solo a cui ti sei ispirato. Quali sono le tue influenze musicali e segui degli artisti magari giovani che apprezzi particolarmente?
Tendenzialmente amo ascoltare chiunque suoni una chitarra e non solo, i miei riferimenti chitarristi ho realizzato nel tempo che sono quasi tutti chitarristi che cantano, probabilmente perchè cantando si ha una visione diversa e la chitarra diventa uno strumento al servizio della canzone e non il contrario, per farti un po’ di nomi ti cito alcuni tra i miei preferiti: Jimi hendrix, Eric Clapton, Stevie Ray Vaughan, Steve Lukather, Brian May, Jeff Beck, David Gilmour.
Tu sei in attività ormai da molti anni e hai collaborato con artisti italiani e stranieri. Secondo te qual’ è la differenza sostanziale fra il modo di percepire la musica da noi e l’estero? Se c’è ovviamente…
E’ evidente che è in atto da più di 20 anni a questa parte un tentativo di de-culturalizzazione attraverso i media e a seguire social media, ahimè in buona parte riuscito. In Italia l’attenzione verso la musica e l’arte in generale è ormai diventata a discrezione di una piccola parte delle persone al punto di poter definire l’ arte ormai un’ interesse di nicchia. All’estero, pensando a UK e USA, forse per un tipo di cultura diversa hanno un poco di attenzione in più, ma presumo perchè in gran parte il pop, il rock, il blues ecc facciano parte della loro genetica e nel caso degli USA essendo un paese con molta popolazione anche se l’attenzione verso la Musica scende rimane sempre grande il numero di persone che seguono con interesse e in ogni caso ( questo vale sia per UK che USA) le nuove produzioni, nel 90% dei casi, sono sempre di artisti capaci e talentuosi indice che chi sta al vertice ha dei parametri sani e considera ancora investire nella musica un business se fatto su un prodotto di qualità, riguardo questo in Italia siamo un po’ distratti.
Come vedi il futuro della musica dopo che finirà la pandemia? In questi mesi si parla tanto dei live in streaming, ma cosa ne pensi?
Sicuramente la musica ha subito uno scossone forte, è evidente che c’è un cambiamento epocale, in parte ci si dovrà adeguare e capire come seguire e anche contenere questo cambiamento, perchè la storia ci insegna che non sempre il cambiamento ha portato cose positive. Credo comunque che tornerà la voglia di aggregarsi e condividere emozioni sopra e sotto un palco ad un concerto. Del resto l’uomo, come diceva Aristotele, è un animale sociale.
Ti ringrazio per la disponibilità. Ti lascio con un saluto ai nostri lettori!
Io ringrazio innanzitutto voi per l’intervista e tutte le persone che leggeranno queste righe e vorrei lanciare un appello: cercate di trovare anche solo 10 minuti al giorno per fermarvi ad ascoltare musica con attenzione e relax senza fare altro, un po’ come se doveste leggere un libro, fa stare bene. Ciao e speriamo di incontrarci presto nei pressi di un palco!
Sonia Giomarelli















