Dal cuore gelido della Finlandia, gli Amorphis continuano a scrivere la loro storia, fatta di evoluzione, sperimentazione e coerenza. Con oltre trentacinque anni di carriera alle spalle, la band non smette di sorprendere, spingendo i propri limiti musicali senza mai tradire le proprie radici. Il nuovo album, Borderland, è un viaggio sonoro che fonde pesantezza, malinconia e melodia in modo magistrale, confermando gli Amorphis come una delle realtà più longeve e innovative del panorama metal mondiale. Li abbiamo incontrati per farci raccontare questo nuovo capitolo, tra aneddoti, riflessioni e uno sguardo sempre rivolto al futuro.
D: “Borderland” segna un nuovo capitolo per gli Amorphis. È più accessibile, ma allo stesso tempo estremamente fedele alle vostre radici. Come nasce questa evoluzione?
Esa Holopainen:
Direi che è venuta in modo molto naturale. Non ci siamo seduti a tavolino con l’idea di fare qualcosa di più accessibile o diverso. Abbiamo semplicemente scritto la musica che sentivamo dentro in quel momento. Poi lavorare con Jacob Hansen ha portato quel tocco fresco, senza però snaturarci.
D: Jacob Hansen ha avuto un ruolo fondamentale in questo album. Che cosa ha portato in studio che vi ha colpito di più?
Tomi Koivusaari:
Jacob ha una grande capacità di cogliere l’essenza di una band, senza forzarla. Ci ha dato spazio per essere noi stessi, ma con un orecchio esterno che ha saputo guidarci verso le scelte migliori. È molto diretto, ma allo stesso tempo sa ascoltare. E poi ha uno studio sul mare… non è male come fonte d’ispirazione, no?
D: Molti parlano di “Dancing Shadow” come una delle tracce più sorprendenti. Raccontateci qualcosa di più su questa canzone.
Jan Rechberger:
Quella canzone è un esperimento riuscito. Quando l’abbiamo scritta, il titolo provvisorio era “Disco Tiger”… già questo fa capire che stavamo giocando con qualcosa di nuovo! È molto orecchiabile, ha un groove quasi danzante, ma resta saldamente nel nostro universo sonoro.
Esa Holopainen:
Per me è come se fosse una pista da ballo… ma per metallari! (ride)
D: Dall’altra parte, “Bones” è probabilmente la traccia più pesante del disco. Come è nata?
Santeri Kallio:
È stata quasi una sfida personale. Come tastierista, volevo provare a scrivere qualcosa che fosse centrato sul riff, molto più heavy rispetto a quello che solitamente propongo. Il risultato è stato sorprendente per tutti… e penso che abbia aggiunto un bello spessore all’album.
D: Avete parlato molto dell’equilibrio tra melodia e potenza. È questa la vera essenza di Amorphis oggi?
Tomi Joutsen:
Assolutamente. È sempre stato così in realtà. Anche quando facevamo death metal più puro, c’era sempre quella tensione verso la melodia, verso l’atmosfera. In Borderland abbiamo semplicemente portato questo equilibrio al livello successivo.
D: Parliamo di testi. La title track “Borderland” affronta temi profondi e universali. Ce ne parlate?
Tomi Joutsen:
È una canzone che parla di passaggi, di confini, ma in senso esistenziale. Racconta l’incontro simbolico tra un padre e un figlio, ma potrebbe essere letto come il passaggio tra passato e futuro, tra tradizione e modernità. È molto legato anche al modo in cui la nostra società sta perdendo il contatto con la natura, con le proprie radici.
D: E poi arriva “Despair” a chiudere l’album… un finale decisamente non ottimista.
Tomi Koivusaari:
Vero. È come se, dopo tutto il viaggio di Borderland, ci rendessimo conto che non sempre c’è speranza. È freddo, è ghiaccio, è inverno. Ma d’altra parte… siamo finlandesi! (ride)
D: Dopo 35 anni di carriera, siete ancora capaci di reinventarvi senza perdere la vostra identità. Qual è il segreto?
Esa Holopainen:
Onestamente? Non avere mai avuto paura di seguire l’istinto. Non ci siamo mai imposti limiti. E credo che Borderland rappresenti davvero il disco più “Amorphis” che abbiamo mai realizzato. È la nostra essenza, ma guardando avanti.
D: Cosa possiamo aspettarci dai prossimi tour? Portate in scena questa nuova visione?
Tomi Joutsen:
Assolutamente. Stiamo lavorando su uno show che rifletta le atmosfere di Borderland. Sarà un’esperienza immersiva, dove la musica, le luci e le immagini racconteranno questo viaggio tra ombra e luce, tra modernità e tradizione.
D: Ultima domanda. Se doveste descrivere gli Amorphis di oggi con tre parole… quali sarebbero?
Esa Holopainen:
Radici. Evoluzione. Libertà.
















