Il tema del viaggio e della solitudine. L’uomo e il legame profondo con la natura. Queste sono le tematiche affrontate nel nuovo lavoro degli Amorphis.
“Halo” è l’ultima fatica firmata dai finlandesi con premesse più che mantenute. Una band che ne ha passate di tutti i colori in questi anni ma che nonostante tutto, ha sempre messo al primo posto la musica, la quale è sempre rimasta sopra gli standard di qualità.
Il disco annunciato nell’inverno dello scorso anno, è uscito per la Atomic Fire Records, etichetta nata da una costola della Nuclear Blast.
I pezzi che vanno comporre “Halo” risentono di una forte influenza della componente Prog del sound dei finnici. Se rimane come sempre la dualità fra Growl e pulito per quanto concerne le linee vocali, a livello musicale, le composizioni si caratterizzano per un più attento lavoro in sede di arrangiamenti e ritmiche. “Northwards”, “The Moon” sono ottimi esempi di un sound che si è ulteriormente evoluto rispetto a “Queen Of Time” in cui la band ha osato di meno.
L’epicità di pezzi belli come “Windmane” e “When The Gods Came” rappresenta l’altra anima del sound “amorphisiano”, fatto di ritmiche possenti e refrain interessanti dal punto di vista compositivo. Mi piacerebbe menzionare la presenza nelle fasi di orchestrazione del nostro Francesco Ferrini (Fleshgod Apocalypse) che regala quel tocco in più con il suo talento al sound dei finlandesi, creando atmosfere dal forte impatto emotivo.
Hanno osato e alzato ulteriormente l’asticella. “Halo” è un disco che rispetto al suo predecessore , prende spunto dal passato remoto della band, guardando al futuro. La componente Prog è più accentuata rispetto al passato e la band senza fare troppi rigirii, si è divertita a fare ciò che gli piaceva, il risultato è quindi un’opera imponente, che non inventa nulla ma che ci mostra una band adagiata su quel tipo di sound ma che ad ogni nuova uscita tende a migliorarlo e rifinirlo.
Voto: 8/10
Sonia Giomarelli















