Il ritorno degli Alkatrazz può fare solo piacere a tutti coloro che amano il classico hard and heavy potente e melodico. Nel mio libro Hard Rock Emotions mi sono permesso di definire gli Alkatrazz una sorta di Yardbirds degli anni Ottanta. Se la band britannica dei Sixties ha fatto conoscere al mondo talenti chitarristici come Eric Clapton, Jeff Beck e Jimmy Page, il combo americano negli Eighties ha fatto emergere le stelle di Yngwie Malmsteen e di Steve Vai, che a loro volta hanno avuto un enorme impatto sul modo d di concepire il chitarrismo elettrico. Alkatrazz significa anche Graham Bonnet, vocalist extraordinaire, generoso e verace, a sua volta legato a chitarristi iconici come Ritchie Blackmore, Michael Schenker che lo hanno voluto nei loro progetti solisti. Born Innocent rsce a trentaquattro anni dall’ultimo Dangerous Games. Il ruolo dell’axeman è affidato a Joe Stump, vecchia conoscenza della scena musicale, un chitarrista bravo e dotato ma non all’altezza dei nomi con cui deve misurarsi. Tuttavia il suo apporto è senza dubbio incisivo e adeguato. Ritroviamo, come membri originali, il tastierista Jimmy Waldo e il bassista Gary Shea, mentre alla batteria siede Mark Benquchea. La musica che viene fuori da Born Innocent è quella che è lecito aspettarsi. Hard rock fiero e virile con massicce dosi di melodia, vocalità ptepotente e chitarra trionfante. Si parte alla grande con la title track. Grande impatto generale con la voce di Bonnet che ci conquista subito. Il suono è pieno, corposo, chitarra e tastiere tessono syrutture vincenti e il guitar solo è veloce e funambolico, come lo saranno quelli dei brani successivi. Polar Bear nell’impatto frontale. Una bella melodia chitarristica introduce un altro brano bello carico, Finn McCool. We Still Remember è un brano cadenzato e minaccioso, nella migliore tradizione. Riff arrembante per London 1666. Ancora rock deciso con Dirty Like The City, con rallentamenti che accentuano la drammaticità del tutto. I Am The King non ferma la botta di adrenalina che ci pervade dall’inizio del disco. Riff rallentato e incisivo per Something That I Am Missing. Paper Flags spinge subito sull’acceleratore e ci trascina in un’atmosfera frenetica e altamente energetica. The Wound Is Open, la ferita è aperta, squarcia con rinnovato vigore i nostri sensi ormai soggiogati. Un riff che richiama quello dell’immortale Aqualung deibJethro Tull ci presenta Body Beautiful che poi si sviluppa in autonomia. Warth Lane è un bel pezzo drammatico di oltre sei minuti pervaso da un solenne magnetismo. Il disco è chiuso da For Tony, con la sempre bella voce di Graham Bonnet che si muove sul tappeto tastieristico di Waldo. Il ritorno in così grande spolvero degli Alkatrazz va salutato con gioia. Born Innocent non delude le aspettative.
Voto: 9/10
Silvio Ricc















