Con The Thunderfist Chronicles, gli Alestorm tornano a solcare i mari portando un album che unisce la loro irriverente cifra stilistica tipica del pirate metal a momenti di sorprendente solidità compositiva. Il disco alterna brani goliardici e nonsense a pezzi dall’impatto epico e quasi cinematografico, con arrangiamenti curati e una capacità di divertire che evita la banalità.
L’opener Hyperion Omniriff colpisce subito con orchestrazioni sinfoniche e riff esplosivi, mentre Killed to Death by Piracy propone un mid-tempo robusto, perfetto per le atmosfere da taverna in subbuglio. Banana rappresenta l’apice del nonsense, con ritmi frenetici e un testo surreale, mentre Frozen Piss 2 miscela thrash e folk in un brano articolato e spassoso.
Tra i momenti migliori spiccano The Storm, con atmosfere solenni e cori epici, e Mountains of the Deep, che grazie a orchestrazioni suggestive e un ritornello corale conquista al primo ascolto. Goblins Ahoy! è un concentrato di folk metal scanzonato e veloce, mentre la suite finale Mega-Supreme Treasure of the Eternal Thunderfist racchiude l’essenza degli Alestorm: oltre dieci minuti di cambi di tempo, assoli, cori e orchestrazioni sontuose.
La copertina, con un gigantesco pugno elettrico che emerge da un mare in tempesta circondato da galeoni in fiamme e illuminato da lampi, sintetizza perfettamente la follia e l’epicità del disco. Le liriche alternano ironia a scenari da romanzo d’avventura, raccontando battaglie navali, tempeste leggendarie, assalti di goblin e imprese surreali come il saccheggio di banane.
The Thunderfist Chronicles è un ascolto ideale per chi cerca un metal divertente, ricco di cori da taverna, melodie travolgenti e arrangiamenti curati. Un lavoro che conferma la capacità degli Alestorm di rinnovarsi senza mai tradire la propria identità, regalando un’esperienza coinvolgente e memorabile.
Voto: 8.5/10
Daniele Blandino
















