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Alessio Secondini Morelli’s Hyper-Urania, reso noto l’artwork del nuovo disco

Alessio Secondini Morelli’s Hyper-Urania, “La mia ideale perfezione come brano Metal è Thunder Baron”

"Il progetto nasce dall’associazione tra la musica Heavy Metal come forma espressiva e un concept lirico prevalentemente nato dalle mie esperienze personali, sensazioni, vissuti e aspirazioni"

Ciao Alessio, puoi presentare ai nostri lettori l’esordio discografico del tuo progetto Hyper-Urania?

Gli Alessio Secondini Morelli’s Hyper-Urania nascono principalmente come mia personale “via salvifica” alle costrizioni che ci vengono inculcate quotidianamente dalle alte sfere (si tratti di industria musicale o di altri campi del mutuo vivere quotidiano). Ho pescato dal “passato” (personalmente direi dalla Storia) alcuni stilemi, alcune istanze, alcune iconografie che secondo me sono state dimenticate lungo il percorso evolutivo della musica Hard & Heavy, e mi sono divertito a farle “resuscitare” già nel 2015, anno di creazione del progetto. Certo è che la nostra musica preferita, l’Heavy Metal, ha ancora oggi un potenziale narrativo e addirittura “informativo” davvero potente. Che ha ragion d’essere nel suo tipico immaginario, “negativo” sicuramente, ma il più delle volte specchio, forse un po’ “narrativamente” distorto, della realtà del mondo industrializzato occidentale. Il bello è che questo progetto è nato in via un po’ “sperimentale” in parallelo con la realizzazione, abbastanza impegnativa, dell’ultimo album dei miei Anno Mundi, poi pubblicato dalla mitica Black Widow Records. La mia attività compositiva relativa al nuovo progetto fu all’epoca “a latere” di questo. Avendo poi disponibilità di alcuni amici musicisti a collaborare ad un mio side-project, seppur nelle condizioni avverse di lavorarci “una tantum”, ho realizzato il primo mini-CD in “full temporal freedom mode”. Soddisfatto del risultato, e dopo i buoni riscontri che ho avuto, a partire dal 2018 ho iniziato la nuova fase compositiva, imponendomi di comporre brani ispirati al mio vissuto, alla mia quotidianità, alle mie aspirazioni. Ho quindi allargato la lista di ospiti e, sempre in “full temporal freedom mode” (rallentato ulteriormente da 2 anni di emergenza sanitaria), ho realizzato il CD-album in totale autoproduzione. Con i proverbiali “sangue, sudore e lacrime”, un po’ perché sapevo esattamente qual era il risultato personale che volevo raggiungere, un po’ perché ero al corrente che la musica che amo, l’Heavy Metal, ha sempre brillato di luce propria ancor più nei periodi di condizione avversa. Posso ben dire che questo mio CD è un umile ma sentitissimo atto di amore verso la forma espressiva dell’Heavy Metal. Avendo deciso di prendere tutto il tempo che mi serviva, senza costrizioni, ho composto solo nei periodi in cui ero più ispirato. Il risultato è molto più che semplicemente soddisfacente, per me. Mi sento orgoglioso dell’album degli Hyper-Urania. È stato prodotto secondo tutte le mie aspettative.

Come si è districata la tua formazione da musicista?

Non credo sia molto differente da altre persone. Inizio a suonare la chitarra a 13-14 anni, verso la fine degli ’80, da appassionato della musica Rock (Pink Floyd in primis) e poco dopo dell’Heavy Metal. Passo gli anni ’90 in varie situazioni di cover band, poi per vicissitudini varie smetto di suonare per una buona decina di anni. Mi sono rimesso in marcia a partire dal 2009 con gli Anno Mundi, con cui ho inciso dischi con BTF e Black Widow Records. Nell’ambito dell’underground Rock-Metal romano ho conosciuto poi molti musicisti e cantanti bravissimi e alla mano, soprattutto suonando in acustico nei locali con Freddy Rising nei Freddy & The Kruegers… ed infine approdo al progetto musicale di cui stiamo parlando. Nato quasi per caso, cimentandomi in composizioni Hard & Heavy ispirate ai miei amati (seppur leggermente in retrospettiva) dischi Hard & Heavy preferiti degli anni ’80. La Storia di questa musica, insomma. Il progetto Hyper-Urania mi identifica a pieno, poiché ho deciso di comporre solo quando mi sento ispirato. E attingo dalla mia vita passata, dalle esperienze personali… ma ogni tanto anche, come in “Demon With The Gown”, ai topoi tematici più “sleazy” che rappresentano il “manierismo” di certo Hard & Heavy ottantiano. Alcune composizioni nascono sotto una componente istintiva molto forte, e io mi lascio trasportare da essa in quanto la fase di composizione rappresenta davvero un “momento magico” per me.

Come hai scelto il titolo del disco?

Non è nient’altro che il nome del progetto musicale. Ho messo il mio nome con genitivo sassone davanti a Hyper-Urania proprio perché si tratta di un progetto fortemente mio, che nasce con me. Almeno per ora che sono agli inizi. In futuro chissà…

A cosa ti ispiri quando componi?

Come ho detto prima, il progetto nasce dall’associazione tra la musica Heavy Metal come forma espressiva e un concept lirico prevalentemente nato dalle mie esperienze personali, sensazioni, vissuti e aspirazioni. Ciò che compongo, o provo a comporre, deriva semplicemente dalla mia vita. Ma anche qui non mi pongo alcun paletto ispirativo. Per descrivere situazioni di sana e giusta ribellione in risposta al manifestarsi di personalità troppo prevaricatorie, mi sono lasciato ispirare al concetto espletato nel romanzo “Il Signore Delle Mosche” di W. Golding, e ne è nata “Lord Of The Flies”.

Quali sono gli elementi della tua musica che possono incuriosire un potenziale ascoltatore e quali sono quindi le qualità principali del tuo nuovo album?

Senza falsa modestia, l’album l’ho tirato su esattamente come volevo io. Con una forma mentis che si traduce semplicemente nel voler fare il disco che voglio ascoltare. Tanto a livello stilistico e di produzione/resa sonora, quanto a livello intrinseco/concettuale. Sento fortemente di esserci riuscito. Il disco è stato prodotto in maniera pressoché perfetta (ed attenzione, amo il pressoché, visto che sono convinto che un’opera debba anche presentare i suoi lati “grezzi”). Ho seguito personalmente tutti gli aspetti della produzione, dalla fase di incisione/editaggio/mixaggio all’artwork alla stampa materiale delle copie. E seppur mi sono avvalso di professionisti esterni (il grande Fabio Lanciotti per il lavoro di recording studio, che è stato capace di creare tutti i suoni che volevo esattamente io, Alex Pallotta per l’artwork, che sotto la mia ferrea direzione ha saputo trasformare in immagini la mia Visione con il giusto piglio artistico), quando ho iniziato la fase di produzione sapevo esattamente quel che volevo. E l’ho realizzato. Io spero proprio di raggiungere degli estimatori interessati. Non so se sono un bravo musicista/songwriter, ma mi sono messo in gioco di persona, perché sentivo fosse giusto farlo. E so bene, avendoci lavorato, che la principale qualità che un potenziale ascoltatore può trovare sul mio album è la veracità, la spontaneità. Di un disco che è uscito fuori in maniera autentica, sincera.

Come nasce una tua composizione?

Non ho mai avuto un metodo ferreo per comporre. Diciamo che le idee musicali arrivano nella mia testa in vari modi, a volte, pare strano, anche in dormiveglia. In un primo momento le metto quindi da parte nel mio archivio. Essendo cresciuto con l’ascolto di dischi Metal anni ’80, contenenti brani d’una perfezione che reputo da manuale, epocali nella loro forma-canzone, a volte lascio maturare le idee musicali fin quando esse siano complete, ben “rodate” nella mia testa, pronte per la loro forma definitiva. A volte invece mi capita di incappare in un’idea musicale che ha già insita in se la tematica del testo (vedi “The Demon With The Gown” che così spregiudicata non poteva certo mancare di essere “sleazy” anche a livello lirico), quindi articolarla e poi rifinirla non mi risulta neanche granché difficile. A volte sono costretto a fermarmi per mancanza di idee (capita a tutti un blocco dello scrittore), ma non si accantona nulla. Sono convinto che ogni brano debba avere il suo tempo per risultare compiuto. Ogni idea musicale può diventare una buona composizione, basta attendere il momento giusto. In alcuni casi è facile e immediato, in altri… decisamente bisogna attendere detto momento.

Quale è il brano di questo nuovo disco al quale ti senti particolarmente legato sia da un punto di vista tecnico che emozionale?

Dio, che mi chiedi… ogni singolo brano di quest’album è “nu piezz’e core” per il sottoscritto. Posso dirti che la mia ideale perfezione come brano Metal è “Thunder Baron”, con la sua origine musicale, ma anche concettuale, talmente eterodossa… il riff portante si insinua nella mia testa come fraseggio jazzato in fase di dormiveglia. In seguito ho deciso di rendere omaggio ad un personaggio televisivo che aveva grande popolarità fin dalla mia infanzia: il Colonnello Meteorologo Andrea Baroni, dopo aver letto la sua vita, relativamente avventurosa, sulla sua biografia “Il Cavaliere Delle Rose E Delle Nuvole”… da allora nel mio cervello non c’è stata pausa fin quando il mio primo brano Speed/Power Metal “Thunder Baron” non è risultato ultimato in fase compositiva. Ho voluto Freddy Rising alla voce perché proviene dal mondo dell’aeronautica (suo padre è stato un sottoposto di grado proprio di Baroni e di Bernacca, quindi in un certo senso si tratta di un cerchio che si chiude): e lui, avvezzo solitamente ai sofismi dell’Hard, ha cantato in maniera “dickinsoniana” tutto un brano così, alla grande. Non da meno Flavio Falsone (Asphaltator) e Bruce Palazzi (Sailing To Nowhere) che hanno fatto anche loro la giusta differenza occupandosi del coro del refrain, in una maniera che considero non-plus-ultra. Un brano così, fatico quasi a credere che sia mia composizione, quando lo riascolto, per come mi risulta perfetto. Sarà per il personaggio che lo ha ispirato, sarà per le interpretazioni dei singers, ma credo proprio che per lavorare ad un brano del genere noi tutti siamo risultati essere un team perfetto, proprio come l’equipaggio di un Breda della II Guerra Mondiale. Credo poi sia giusto citare un brano dall’argomento fortemente personale come “Suffering Angel”, una mia piccola virata verso il Prog Metal con qualche influenza Mercyful Fate. Un brano che è riuscito davvero bene nella sua drammaticità. Oppure il più immediato brano Heavy dalla ritmica serratissima che è “Jericho Trumpets”, il quale narra dell’esodo di fine seconda guerra mondiale dei profughi del paese di nascita di mia madre. In linea di massima, per completare un brano musicale tengo sempre molto in considerazione la sua tematica di ispirazione. È ciò che rende le song particolarmente ispirate, oltre all’esecuzione, che è per me una cosa altrettanto importante. E i collaboratori, soprattutto cantanti, che hanno eseguito questi brani per me hanno fatto un lavoro encomiabile. Voglio sottolinearlo, visto che l’esecuzione e l’interpretazione di un brano musicale è oggettivamente importante.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo sound?

Beh musicalmente nasco con i Pink Floyd (da cui probabilmente ho assorbito questo grande interesse per le tematiche concettuali rappresentate in musica con gran senso del dramma), e dai Black Sabbath, che mi hanno insegnato con appena un paio di note DA DOVE origina tutto l’Heavy Metal (dal Black Country britannico, ovvio). Analogo discorso con i Judas Priest, Saxon, Motörhead, Iron Maiden (un’altra band splendidamente “immaginifica”, pregna di ciò che il grandissimo Bruce Dickinson ha definito “il teatro della mente”), più un amore viscerale per i Mercyful Fate, la NWOBHM, lo U.S. Metal ottantiano, il Thrash Metal (che è un’altra grandissima occasione per imparare il modo di rappresentare tematiche anti-sistema, distopiche ed in genere “estreme”, vedi ad esempio i Megadeth che continuano tutt’ora a sfornare capolavori di grande peso concettuale come “Dystopia” e “The System Has Failed”).

Se invece vogliamo parlare di libri, film, tv, debbo dire di essere un lettore e spettatore abbastanza onnivoro, principalmente orientato verso generi narrativi come Sci-Fi, Horror, Fantastico (tutti non nuovi nell’immaginario del Metal, insomma), con una predilezione per il distopico “1984” di George Orwell, un libro che ha profondamente cambiato la concezione del mondo occidentale, a me come a tanta altra gente (per fortuna).

Un’altra cosa che mi ha influenzato “negativamente” (nel senso di avversione) è il politicamente corretto. Nel Metal non deve esistere! Se in futuro ci sarà l’etichetta “Parental Advisory” sui miei dischi, sarà una medaglia al merito per il sottoscritto.

Quali sono le tue mosse future? Puoi anticiparci qualcosa?

Sono in piena fase di promozione, e allo stesso tempo sto sviluppando il concept del prossimo album. Riguardo la promozione live siamo ancora in alto mare, per ragioni varie. Spero di riuscire a muovermi a settembre.

Come giudichi la scena musicale italiana e quali problematiche riscontri come artista?

Lo sappiamo: noi in Italia fin dagli anni ’70 abbiamo avuto una delle migliori scene Prog, e dagli anni ’80 una scena Metal con delle contropalle fumanti. Il problema è che più si va avanti e più ci si disillude. In genere con questo tipo di musica non riesci a viverci oggi giorno, sei costretto a fare degli autentici salti mortali per farti conoscere. Tuttavia, a livello promozionale vedo che gli artisti sono in genere un po’ pigri. Se vogliono farsi davvero conoscere dovrebbero avere a cuore anche il contatto con il potenziale pubblico, a partire dal ragazzo che ti ferma per la strada perché interessato alla musica che fai e ti ha riconosciuto perché ti ha visto indossare la maglietta con il logo della tua band. È bene concentrarti sul lato “creativo” della tua attività musicale. Ma è anche importante pensare a chi ti possa apprezzare. Non sentirti mai un’élite intoccabile, perché non credo si vada avanti molto in questo modo.

Internet ti ha danneggiato o ti ha dato una mano come musicista?

So che ci sono addirittura artisti del Metal “mainstream” che non hanno più i guadagni di prima da quando c’è lo streaming. Non so cosa pensare. Tanto sul web quanto fuori da casa mia cerco di trasformare l’occasione della promozione in qualcosa che mi faccia conoscere gente interessata ad una certa forma musicale espressiva, dialogando, scambiando idee ed opinioni. Questa è una delle cose che stanno cercando di toglierci, con le balle da social network orchestrate ad arte. Bisogna resistere, fin quando si è in grado di pensare. Il futuro lo vedo brutto… anche a causa delle balle che si diffondono via web.

Il genere che suoni quanto valorizza il tuo talento di musicista?

Non so se ho talento. Credo che la mia forma mentis sia simile a quella di Pino Scotto. Sai cosa dice lui? Dice che fa ciò che fa per perseguire il suo Sogno. E beh che Dio lo benedica, se lo fa da così tanti decenni ed è diventato un mito per tutti i metallari italiani. Ecco, io cerco nel mio piccolo di fare qualcosa di similare. La mia musica mi rappresenta, ma rappresenta anche il mio punto di vista, le mie opinioni, tutto ciò che mi ha formato anche a livello di pensiero, erudizione, aspirazioni (sono fortunato ad averle ancora oggi)… tutto questo lo considero la mia Visione. La Visione rappresentata da Hyper-Urania. Spero di esser riuscito a spiegarmi, perché non si può certo dire in due parole.

C’è un musicista con il quale vorresti collaborare un giorno?

Fin troppi. Ma ho passato la fase giovanile dei “miti”. Ho il mito solo di me stesso e della mia Visione, non mi vergogno a dirlo. Oggi come oggi, con gente come Tony Iommi, King Diamond, Adrian Smith, Dave Mustaine, oltre a suonarci mi piacerebbe farci qualche lungo ed interessante dialogo.

Siamo arrivati alla conclusione. Ti va di lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Uscite dalla vostre case, state lontani dalla droga-social-network se potete. Vivete la vita e chiedetevi il perché delle cose. Poi scriveteci su una canzone Metal, ah ah ah. Io stesso non sono certo un “maestro” nel fare una cosa del genere, ma ci provo.

Non mi frega nulla se qualcuno mi dirà che uso frasi fatte o infantili. Per me non lo sono, visto che mi piace dialogare e rapportarmi con musicisti ed artisti, traendone linfa vitale senza la quale la vita sarebbe molto più povera. Dico solamente che l’Heavy Metal è una forma espressiva affascinante, che ormai da oltre 30 anni permea tutta la mia vita come visione d’insieme della realtà. È questo quello che ormai da tempo chiamo “Il Sacro Spirito del Metallo”, ed è assai di più che il solito panegirico su draghi elfi demoni e compagnia bella… generi narrativi come Fantasy e Horror fanno parte dell’immaginario Metal, ma senza essere vitalmente importanti, ricordiamocelo. Se gente come i Megadeth e i Queensrÿche hanno avuto le palle di comporre capolavori come “Countdown To Extinction” e “Operation: Mindcrime”, non stiamo parlando certo di gente cretina. A tutti coloro che hanno un interesse genuino per la Musica (poi non importa che sia Metal a tutti i costi… ma mi rivolgo in particolar modo a chi ama genuinamente la Musica Metal), io dico semplicemente: Gloria al Sacro Spirito del Metallo!

Maurizio Mazzarella

Tags: Mazzarella Press Office
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