“Il cambiamento è la legge della vita. E quelli che guardano solo al passato o al presente di certo si perderanno il futuro.” John Fitzgerald Kennedy
Il 35° Presidente americano ucciso a Dallas il 22 novembre 1963 avevano ben chiaro un principio vitale in una società forte e libera. In questo momento del 27 aprile 2021, mentre sto scrivendo, l’India sta passando uno dei suoi periodi più terrificanti…giorno dopo giorno la pandemia non si arresta e il paese sta collassando sotto problemi giganteschi. Dall’India, terra meravigliosa e di una cultura sconfinata, arrivano gli Against Evil, band che esce qui in Europa per la Tedesca/Elvetica Doc Gator Records…che li ha notati durante i loro tour europeo a supporto dello scorso album All Hail the King’.
Questo nuovo End Of The Line suona come una naturale evoluzione dei due precedenti lavori, ma con una produzione ancora migliore. Dediti a un Metal classico che prende spunto dai grandi maestri del genere come Megadeth, Metallica, Riot, Judas Priest, i 4 ragazzi di Visakhapatnam propongono una sintesi di tutti gli standard che il metal ha generato lungo gli ultimi 40 anni…riff potenti, assoli veloci e armonizzati, ritmi in 4/4 belli corposi e perfettamente a fuoco su ogni pezzo, progressioni melodiche degne di un Dave Mustaine o un Michael Wilton. Belle, semplici e d’impatto: “The Sound of Violence”, “Speed Demon” (con la sua parte solistica davvero al fulmitocone), la title track “End of the Line” (piena di groove e potenza – intro che deve davvero molto alla band di megaDave) e l’emblematica e lapidaria Metal or Nothin’ (risuona l’eco della band di DeMaio e quei bravi ragazzi di New York).
A volte si discute tanto sull’originalità necessaria per porsi a dei livelli sopra alla media, cercare nuove frontiere? Rimanere legati a un passato glorioso per comodità o per libera scelta?…quesiti che spesso si perdono nei meandri delle diatribe e delle discussioni dei “teorici” della materia…sicuramente gli Against Evil non creano una nuova corrente musicale con questo loro End of the Line, l’album è un po’ la “scoperta dell’acqua calda”. Quello che però differenzia tante band semi-sconosciute dai 4 ragazzi (al secolo Siri – Vocals, Bass Guitar, Sravan – Vocals, Rhythm Guitar, Shasank – Rhythm, Lead Guitar, Noble John- Drums) è che vengono da un paese dove la cultura metal di massa è pressoché giovanissima e che sta emergendo solo in questi ultimi anni.La tradizione musicale Indiana è ricchissima e assai radicata su delle progressioni melodiche, tempi articolati (là si ragiona in tempi dispari con una facilità disarmante) e strutture distanti anni luce dalla musica occidentale. Tutto questo per dire che End of Line è un album dove una band qualsiasi poteva naufragare nel ripetitivo e nel “già sentito”, e invece gli Against Evil scrivono un album sincero, pieno di quella forza che era uno dei pilastri della scena Thrash americana negli anni 80, esattamente come accadde negli anni 90 con alcune band Sud Americane. Il metal di quegli anni era molto di più di una semplice scena metal, era un modo di porsi e di vedere il mondo in quel momento particolare della Storia a noi vicina. Ecco perché ho deciso di promuove alla grande questa band, hanno “la base” e il talento, ora il passo successivo deve essere solo in una direzione, se non vogliono sparire nel mare della mediocrità, portare la loro terra, i loro “colori”, la loro tradizione, i loro suoni…insomma quello che sono davvero Loro e non le band che ascoltano nei cd che arrivano dall’estero. Gli Against Evil sono una promessa per il Metal Indiano, DEVONO FARE TUTTO IL POSSIBILE PER FARCELA, questo è l’imperativo per la loro band, per la scena che sta fiorendo in India e per il loro paese in generale che non deve soccombere sotto la follia della Pandemia che da mesi sta soffocando il nostro mondo.
“Anche se sapessi che domani il mondo finirà, pianterei ugualmente un albero di mele”. Martin Lutero
Voto: 7,5/10
John Sanchez















