Debutto per Fabio Tats, bassista e tatuatore, otto tracce interessanti che tracciano il percorso che sta dietro a “Dear silence”; va fatto notare che la band ha fatto alcune scelte audaci se vogliamo, ma che farà storcere parecchi nasi, ma allo stesso tempo darà aria nuova alla musica.
Se dovessi riassumere questo lavoro in poche parole direi: il risultato di Stone Temple Pilots che si fanno produrre ed arrangiare l’album da Rob Zombie o da Peter Tagtren.
Quindi possiamo dire che è un hard rock con pesanti influenze elettroniche e vagamente nu metal. Quindi i puristi potrebbero andare in “schermata blu”. Vale la pena ascoltare prima di “inalberarsi”.
Insieme a Tats ci sono: Luca Cocconi e Federico Leone dei The Modern age slavery, alla chitarra il primo alle batterie il secondo, e Simone Sighinolfi alla voce (degli Hallucinator e tra le altre lui è anche noto per fare dei lavori ottimi sulla parte di mixing).
Strutture compositive interessanti, scrivevo poco sopra, in pieno ambito grunge-hard rock, a cui si affiancano delle sessioni elettroniche e degli arrangiamenti più moderni. Il che permette di addentrarci in nuove risoluzioni pur partendo da stilemi classici. Dimostrazione pratica che ora come ora serve fare infezione di generi e miscelare, con “grano salis”, situazioni sonore distanti per natura.
Escludendo la parte elettronica che è per definizione precisa, se messa in griglia, ma che ha bisogno comunque di un suono “corretto” se no si finisce con i suoni alla “Donkey Kong” ed il bello del lavoro finirebbe alle ortiche; il basso, si sente bene in tutto il lavoro altrettanto la chitarra che ha addirittura un approccio sonoro leggermente differente dalle fasi di ritmica a quelle di solo. Batteria interessante, si miscela in modo ottimo con tutto; comprese le ritmiche elettroniche che talvolta fanno capolino. Ed in fine, ma non ultima la voce: come ho detto si sente pesantemente l’influenza degli Stone temple pilots nelle vocalità di Sighinolfi e questo fa “derapare” verso lidi grunge il lavoro. Ma direi che sotto ogni aspetto questo lavoro ha una sua specifica dimensione e va oltre stereotipi e cliché.
Personalmente trovo interessanti e sopra le righe brani quali “Ghost” che è anche singolo, la opener “Mine”, la conclusiva “Time to shine” e “Chatch the fox”. Sono brani che danno uno spaccato non solo della parte tecnica di cui ho fatto menzione poco sora, ma rende anche l’entusiasmo, le emozioni, la rabbia e trasmettono in modo inequivocabile ciò che la band ha messo sul pentagramma.
Come sempre sto parlando a mero sentimento, quindi potreste avere delle differenze di veduta. Vi consiglio vivamente di ascoltare l’album e di decidere le vostre canzoni preferite.
Esordio con i fiocchi per questa band, speriamo che continuino così e che ci delizino con altro materiale electro rock di questa qualità.
Voto: 8/10
Alessandro Schümperlin















