Dagli Stati Uniti arriva il terzo disco, anche se, vista la durata, sarebbe più esatto indicarlo come minicd o comunque sottolineare che siamo di fronte a non più di 18 minuti di musica.
In ogni caso la terza opera di “Abhomine” è una aggressione verbale, una provocazione su temi politici e religiosi, ben descritti dai testi che sono stati acclusi al press kit. Spesso la voce rallenta, in classico stile black metal portato al massimo livello da Archgoat, per sottolineare i passaggi più significativi.
I due membri del gruppo Pete Helmkamp (chitarra, basso e voce) e Cazz ( si chiama così, evitare risatine, grazie..) Grant (batteria e voce) danno vita a una opera che ha dei limiti tecnici non musicali, ma di resa sonora.
Dispiace dirlo, ma i primi due brani di “Demonize Destroy Delete” vedono una voce in primissimo piano e in sottofondo la musica, un mixaggio o una registrazione che penalizzano i brani, che alla fine sarebbero anche gradevoli, per gli amanti del genere black-death, perché di questo si parla.
Infatti i riff sarebbero anche coinvolgenti, ma si sentono in lontananza, in “Liquidation Cyber Cipher” che avrebbe anche una orchestrazione valida, e in “Foul the wound” il cui ritornello sarebbe anche piacevole, ma appunto penalizzate da quanto esce dagli amplificatori.
Altra musica, è il caso di dire, per le successive tracce. “Subjection” evidenzia anche la capacità compositiva del due americano, mentre “Predation Axiom” si poggia su una ottima trama chitarristica e un tempo medio che anche a livello ritmico fa egregiamente la sua parte. Anche “Slave Syndicate”, che non raggiunge i due minuti, è comunque una veloce song black-death che offre spunti molto interessanti.
Idee ci sono, peccato per quello che si sente, soprattutto nei primi due brani. Per chi ama il black-death metal, in ogni caso, non è certo un disco da buttare.
Voto: 6,5/10
Massimiliano Paluzzi















