Terminal Velocity è un disco solista di John Petrucci, acclamato chitarrista dei Dream Theater, dei Liquid Tension Experiment e di altre importanti realtà del prog metal. Il suo nome è ormai da decenni sinonimo di grande bravura tecnica al limite del virtuosismo. Non a caso ha partecipato spesso al G3, il tour itinerante di chitarristi superdotati patrocinato da Joe Satriani. Se alla bravura tecnica si accompagnano un notevole gusto melodico e la capacità di emozionare allora ci si trova al cospetto di una sorta di festa di note e di suoni. I musicisti che accompagnano l’axeman in questa nuova avventura sono vecchie volpi del settore come il bassista Dave LaRue (Flying Colors) e il superbatterista Mike Portnoy(Dream Theater e Liquid Tension Experiment). Come è facile prevedere, Terminal Velocity è un disco interamente strumentale. Spetta alla chitarra farsi portatrice delle sensazioni e degli umori insiiti nella proposta musicale. La title track Terminal Velocity ci proietta subito nel mood del disco. Musica veloce, potente, densa di melodia e di robuste ma eleganti cornici ritmiche. Le inafferrabili dita di Petrucci ci conducono in paradisi musicali ricchi di colore. In The Oddfather affiora una melodia che potrebbe ricordare quella di The Godfather, da cui il titolo. Happy Song, la canzone felice, inizia in modo gioioso ed esuberante e anche qui il Nostro ci delizia con solismi di pregevole fattura. Gemini si apre turbinosa e solenne, un’altra eccitante cavalcata strumentale che dopo qualche minuto si ripiega dolcemente su atmosfere più melodiche e struggenti. Poi subentra un delizioso momento acustico di flamenco. Petrucci ha deciso di sorprendere i nostri sensi. In Out Of The Blues i toni si diradano, si affievoliscono. Siamo coinvolti in una soffice dimensione intimista che ci culla con dolcezza. Un riff squadrato introduce Glass-Eyed Zombies, un brano energico e coinvilgente. The Way Things Fall e’ un ulteriore viaggio nell’universo musicale di John Petrucci. La sua chitarra non annoia mai, le melodie ci avvolgono e ci ammaliano per l’ennesima volta. Una ritmica alla We Will Rock You introduce Snake In My Boot, il brano più breve del disco. Il riff pesante di Temple Of Circadia inizia l’ultima traccia, oltre sette minuti di caroselli musicali che chiudono il tutto in bellezza. Alla fine dell’ascolto siamo piacevolmente stremati. John Petrucci ci ha fatto vivere un viaggio elettrizzante a ritmo di Terminal Velocity. Tutti gli amanti del prog metal e dei chitarrismi virtuosistici qui troveranno un vero e proprio paradiso dei sensi.
Voto: 9/10
Silvio Ricci















