Dee Snider è un vecchio leone del metal. Nel 2020, a 65 anni di età, lo possiamo definire come un sopravvissuto a tante cose. È sopravvissuto agli anni Settanta nei quali non è riuscito a incidere dischi. È sopravvissuto agli anni Ottanta nei quali con i suoi Twisted Sister è diventato un’icona tagliente e carismatica di tutto quello che la nostra musica esprime a livello di trasgressione e di eccesso che infastidisce i benpensanti. È sopravvissuto a tutti gli anni successivi che ne hanno visto appannarsi la popolarità e le vendite dei dischi. Ma lui è ancora qui. E a giudicare da questo disco dal vivo intitolato For The Love Of Metal Live diremmo anche che è in gran forma. La voce roca, arrogante e sfrontata regge lo scorrere del tempo così come l’attitudine di mandare tutti al diavolo in modo esplicito e diretto. Il titolo del live riprende quello dell’ultimo album da solista uscito nel 2019, For The Love Of Metal. Per amore del metal, tutto appare forte e chiaro nel percorso di Dee Snider. Nonostante i quarant’anni di carriera che consentono di gestire una scaletta da concerto alquanto ricca di brani celebri e anthemici il Nostro sembra credere molto nelle sue ultime cose e ci propone ben otto brani dell’ultimo lavoro. Si tratta di brani molto carichi ed energetici, come è lecito aspettatarsi dal cantante dei Twisted Sister. Lies Are A Business, Tomorrow’s No Concern, American Made, Become The Storm, I Am The Hurricane, Ready To Fall, Roll Over You e la title track For The Love Of Metal sono autentici pugni in faccia, nuovi inni di un modo di essere che non viene meno. E naturalmente ci sono anche svariati classici dei Twisted Sister, il gruppo che insieme a Motley Crue, Wasp, Lizzy Borden e altri ha appunto rappresentato, nei gloriosi anni Ottanta, un modo oltraggioso di vivere il metal rendendolo il bersaglio di associazioni moraliste che cercavano di frenarne la peccaminosa perdizione. Dal primo album Under The Blade del 1982 ascoltiamo la travolgente title track. Chi scrive ricorda nitidamente l’uscita di questo folgorante album d’esordio e avrebbe gradito una maggiore presenza di brani tratta da quei gloriosi solchi. Dal secondo You Can’t Stop Rock And Roll del 1983 ritroviamo due pezzi, la title track e The Kids Are Back. I musicisti che accompagnano Dee Snider sono il chitarrista Charlie Bellmore, il bassista Tany O’Callahan e il batterista Nicky Bellmore. Un ensemble energico che picchia duro. Prima di The Kids Are Back il cantante rende omaggio alla città di Birmingham in cui si svolge il concerto ricordando come quella sia la città che ha generato gruppi come i Black Sabbath e i Judas Priest. Il terzo album Stay Hungry del 1984 è stato quello più fortunato e popolare dei Twisted Sister e viene quindi ricordato con quattro brani. Si tratta di brani molto conosciuti e anthemici come The Beast, Burn In Hell e soprattutto I Wanna Rock e We’re Not Gonna Take It. È sempre un piacere riascoltare questi brani che sono stati veri e propri inni generazionali e che dopo tanti anni conservano un grande impatto emotivo. Particolarmente riuscita risulta una versione di otto minuti della granitica Burn In Hell. Dal quarto Come Out And Play del 1985 è tratta The Fire Still Burns, il fuoco brucia ancora, e simboleggia la rinnovata energia del a vecchia canaglia del rock ‘n’ roll. Ascoltiamo poi un gradito omaggio agli AcDc con la classica Highway To Hell che in mano a un veterano come Snider non può che risultare credibile e riuscita. La scaletta si chiude con un bel brano inedito, Prove Me Wrong. La fiamma brucia ancora, e se ci si avvicina troppo si può restare scottati. Dee Snider alla sua età graffia, morde e colpisce con forza e convinzione. Long live Dee Snider!
Voto: 9/10
Silvio Ricci















