Vista la copertina, visto il nome della band e visto il nome dell’album mi stavo aspettando un lavoro o power o epic power e invece… è metalcore.
I The wise man’s fear prendono il nome da una saga fantasy scritta da P. Rothfuss ed il il loro primo lavoro è intitolato “Castle of Clouds” ed è del 2015. Ora si ripropongono a noi, cinque anni dopo, con “Valley of king” altro nome altisonante fantasy e devo dire che i titoli delle tracce sarebbero ottimi in un qualsiasi album power odierno. Undici tracce dalla media non oltre i tre minuti, ad esclusione di due casi poco sopra i due minuti ed uno sopra i quattro, per un totale di di trentasei minuti e rotti di metalcore parecchio influenzato dalle melodie.
Le strutture compositive sono tipiche del metalcore: batterie inesorabili con i break seguite a ruota dal basso che cerca, e riesce, a far da collante con le chitarre che cadenzano pesantemente i loro riff e che staccano sistematicamente per permettere alla voce pulita di avere spazio, con le basi fatte da synth loop e non solo, per passare alla voce roca che passa dal growl con devianze che fanno dal brutal al mezzo scream; il tutto si apre sugli immancabili ritornelli ultra melodici.
Gli intrecci a volte sono leggermente forzati dato che senza stacchi la melodia non riesce ad entrare, spesso, “in partita” in modo naturale.
Va però detto che la produzione è “pompata”, come il genere vuole, e ben calibrata, rispetto ad altri colleghi presenti nella stessa label, e troviamo una buona gestione dei livelli di suono e delle distorsioni degli strumenti e
dei loops. Ma ci sono delle variabili che sarebbero state, anche in fase di arrangiamento, più interessanti ed innovative se gestite in modo differente dal “growl, stacco(con sola voce e loop o voce e piano e loop), melodia, repeat all”o dal “melodia, stacco, growl, stacco melodia e repeat all”. Quelle poche volte che fanno una differente rendono migliore il loro lavoro.
“The relics of nihlux”,”The cave”, “The forest of illusions”, “Tree Of Life”, “The door to nowhere” e la traccia finale che da il nome all’album “Valley of the king” sono le canzoni che meglio vi daranno il senso delle mie parole su
questo lavoro non solo a livello tecnico ma pure empatico.
Andando in conclusione su questo “Valley Of Kings” posso dire che è un lavoro, spero, di transizione. Vi sono una serie di indicatori che vogliono, o vorrebbero, le nuove composizioni della band portarli verso altro, ma non avendo esasperato questa cosa il lavoro resta un po’ nel “vecchio” e un poi nell’ignoto, rendendo stranito un qualsiasi ascoltatore di metalcore.
Lasciando perdere la questione se o non sia congruo il fantasy nel metalcore, ma semplicemente se la band volesse veramente fare un qualcosa di innovativo per il genere dovrebbero esagerare, se invece vogliono restare fedeli al metalcore direi che hanno da puntare su certi stilemi e certi cliché che in questo album
sono mancati.
Voto: 6.5/10
Alessandro Schümperlin















