Adoro potermi addentrare nella scena underground, cosa che, da sempre, faccio con i miei programmi radiofonici e non è da meno la bellezza di cimentarmi con essa, quando devo provare a restituire a chi legge, le emozioni e le sensazioni provate durante gli ascolti di alcuni lavori, fuori da ogni canone comune e per questo, a modesto parere di chi vi parla, degnissimi di essere attenzionati.
Geograficamente la band si pone nell’area baltica, provenendo dalla magica Lettonia, e, come altre realtà connazionali, crea una sorta di ponte tra il metal che fu e quello che sarà.
Malgrado il genere su cui si muove questo terzetto, non sia, come ci si aspetterebbe, orientato su black o death con influenze folk, i testi sono in madrelingua e ci presentano, in 10 tracce, il viaggio fisico e mentale del Dzejnieks (il poeta), che, in una continua lotta dentro e fuori di se, cerca di trovare o ritrovare un senso alla sua esistenza.
Musicalmente ci muoviamo su sonorità classiche e thrash, non ci sono particolari picchi di violenza, né di cadute, ma, pur senza mai strafare, il trio lettone ha saputo presentare un lavoro,autoprodotto, che mi ha piacevolmente colpito, dandomi spunti di riflessione e facendomi tenere il tempo dall’inizio alla fine.
Abbiamo bisogno di buona musica, ora più che mai, senza dover necessariamente ascoltare sempre le stesse band quotate, ma, se avrete voglia di uscire dall’orticello di casa, potrete imbattervi nella bellezza così semplice di una realtà figlia di un mondo non ancora del tutto contaminato da strane ed inutili sonorità.
Una piccola menzione voglio farla alla cover…tanto semplice, quanto ricca di significato, pur non avendo altro che l’immagine frontale…apprezzo l’idea di visualizzare il concept con l’interiorità vista attraverso l’osso privo di tutto…scarno…fino alla profondità più recondita.
I tre musicisti sottolineano con orgoglio la propria compattezza, raggiunta grazie a tanti concerti macinati insieme, nei quali sicuramente riescono a coinvolgere un pubblico certamente meno settario di quello a cui spesso siamo abituati nelle nostre lande italiche… tanti forse li snobberanno, per quanto mi riguarda…che il viaggio abbia inizio!
“…Ja man būtu, ko teikt, bet neesmu dzejnieks…”
Francesco Yggdrasill Fallico
Voto 8/10















