Lo ammetto, attendevo con curiosità e trepidazione la pubblicazione del nuovo album dei Lamb Of God, in quanto ne sono fan accanito avendo divorato tutti i loro dischi. Dopo aver ritrovato una certa continuità dopo i problemi giudiziari che hanno coinvolto il cantante Randy Blythe, la band di Richmond in Virginia dà ulteriore prova del proprio valore riportando il tutto all’essenziale, ritrovando la compattezza di album importanti e seminali come “As The Places Burn” e “Ashes Of The Wake” pubblicati rispettivamente nel 2003 e nel 2004. Nonostante l’anteprima di diversi brani, ho pazientato per ascoltare tutto l’album per constatare l’organicità degli stessi nell’ascolto generale del disco; attesa che è stata ben ripagata (considerato che la data di pubblicazione del disco è stata posticipata di cinque settimane a causa di problemi di spedizione per l’emergenza sanitaria che stiamo purtroppo vivendo) perché la band ha dato il meglio di sé. L’iniziale “Memento Mori” con il suo inizio lugubre e sussurrato da libero sfogo a tutta la sua potenza al grido di “Wake Up!!!”, un brano da manuale del groove-thrash metal. Il riff portante di “Checkmate” riporta alla mente un altro brano famosissimo della band “Redneck” contenuto nell’album “Sacrament” del 2006. “Gears”, “Reality Bath” e “New Colossal Hate” sono dei brani in pieno stile Lamb Of God che mantengono comunque alto il livello compositivo. A metà trackilist troviamo due brani mid-tempo, “Resurrection Man” e “Poison Dream” (quest’ultimo vede la partecipazione di Jamey Jasta degli Hatebreed); due brani con un’incedere quindi più lento ma che sprigionano tanta potenza e cattiveria, in cui il growl di Randy Blythe si fa quasi cavernoso. “Routes” invece è un brano che più si adatta al suo ospite (Chuck Billy dei Testament) che presenta influenze thrash metal di stampo più “classico”. La chiusura è affidata a “On The Hook”, il brano più variegato del lotto grazie all’ottimo lavoro dei due chitarristi (Mark Morton, Willie Adler) e soprattutto grazie alla prova del nuovo batterista Art Cruz che sostituisce degnamente Chris Adler. Per quanto mi riguarda il podio per questo 2020 è completato (gli altri due posti del podio vanno di diritto ai Paradise Lost e ai Katatonia), i Lamb Of God con questo nuovo disco rimettono in riga tutti quanti, ribadendo che sono, a conti fatti, il miglior gruppo groove metal degli ultimi 15/20 anni per buona pace di tutti gli altri.
Voto: 8,5/10
Vincenzo Chioppa















